Primarie venete centrosinistra, una noia mortale

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Che una competizione interna ad una parte politica potesse essere il trionfo della banalità, era già in conto. Ma che delle primarie per eleggere il candidato governatore del centrosinistra nel Veneto (da sempre di centrodestra) si riducesse ad una gara a chi abbassava maggiormente i toni, questo francamente era meno prevedibile. Se aggiungiamo che si sa fin dall’inizio chi vince, ci si rende conto che la sfida fra le due dame del Pd, Alessandra Moretti e Simonetta Rubinato, e Antonino Pipitone dell’Italia dei Valori, è stata utile solo a loro.

Finale già scritto. L’Ale Moretti sarà il nome attorno al quale il centrosinistra veneto si radunerà per andare allo scontro con il centrodestra dell’uscente Luca Zaia. Il dubbio è solo di quanto prevarrà sulla Rubinato e Pipitone, cioè in sostanza quante preferenze la Rubinato potrà rivendicare per veder riconosciuto il suo peso politico e contrattare il suo “posto al sole”. Pipitone ha strappato una buona occasione per un quarto d’ora di visibilità, lui diligente e serio consigliere regionale oscuro ai più. Alla Moretti e all’apparato del Pd veneto (renziani e bersaniani-cuperliani uniti) danno certamente fastidio, soprattutto l’ingombrante seccatura di dover tener conto delle ambizioni della Rubinato. Ma il totem delle primarie è difficile da abbattere: ci hanno provato, gli apparatchick del partito, ma non ci sono riusciti. Maledetta democrazia diretta (sebbene, alla fine della fiera, finta, visto che in pratica si tratta di ratificare l’appoggio pressocché unanime dei vertici alla europarlamentare vicentina).

“Non grande affluenza”. Forse direbbe così, il campione dell’ottimismo Matteo Renzi, di fronte al possibile flop della partecipazione prevista per domani. Almeno a vedere quanta poca gente c’era ieri all’ultimo confronto fra i candidati a Padova: neanche 100 persone, un incontro semi-clandestino. Si può capire: il torneo è durato appena una quindicina di giorni, sul podio c’è già il nome di chi arriverà primo, in più i tre ce l’hanno messa tutta per non attaccarsi fra di loro, come si può pretendere che la già fiacca opinione pubblica si appassioni? Mission impossible. L’unica a non stare completamente abbottonata è stata la Rubinato, che qualche sassolino dalla scarpa se l’è tolto: è stata lei a insistere per ottenere queste benedette primarie, e il politburo del partito si è distinto per un evidente favoritismo verso la Moretti. Ma nel merito delle idee, che son quelle che interessano di più al cittadino, lei come tutti si è ben guardata dal rimarcare le differenze (poche).

Trova le differenze. Ecco, appunto: dove sono i punti di divergenza e di scarto? Ci sono ma rintracciabili al microscopio. Su un 90% di frasi fatte e luoghi comuni (“futuro, risollevare la testa, rinascimento, sviluppo, autonomia, tagliare gli sprechi, innovazione, legalità, dobbiamo dare risposte concrete, semplificare la burocrazia, efficientare, garantire assistenza, sicurezza, trasparenza, ripensare la governance, sostenere i più deboli”, mancavano solo la pace, la mamma e la salute viene prima di tutto), qualche argomento lo si trova. La Moretti, ad esempio, per una volta nella vita spiazzando il pubblico, si lascia andare ad una promessa forte: basta project financing, ma solo nelle strade (Corriere Veneto, 26 novembre 2014). Non una parola su quelli sanitari, sui quali l’intesa trasversale fra destra e sinistra è nei fatti da anni. La Rubinato invece su questo delicatissimo tema, che avrebbe dovuto avere ben altra importanza nel noiosissimo dibattito delle primarie, si è esposta già di più, condannando gli ospedali dell’era Galan come sanguisughe dei contribuenti veneti (lei ha detto che hanno “spolpato” il bilancio regionale). Ma soluzioni, nada de nada. Da Pipitone, italiavalorista, ci si sarebbe aspettato più grinta su questo fronte, e invece niente. La cosa più forte l’ha detta invece contro l’idea della Rubinato di far diventare il Veneto una Regione a statuto speciale (campa cavallo): lui è contrarissimo, anzi abolirebbe tout court le Regioni a statuto speciale. Nessuno dei tre ha pronunciato una parola chiara e soprattutto concreta – aggettivo caro specialmente a chi non lo mette in pratica – sull’unico modo per inverare l’autonomia locale, e cioè il federalismo fiscale. Zero carbonella. Per il resto, l’Ale Moretti si è distinta per la proposta di un biglietto unico dei trasporti regionali (rivoluzione epocale), la Rubinato per il no deciso a imbarcare l’Ncd – oggi con Zaia – nella coalizione elettorale (brividi lungo la schiena), e Pipitone, a parte eliminare i vitalizi per gli ex consiglieri regionali patteggianti, si è fatto notate per lo spunto di destinare 100 dei 500 milioni di spesa a disposizione della Regione per nuove imprese di giovani e donne (un che di già sentito). Nel complesso, un po’ pochino.

Ognuno ha la faccia che si merita. Ad Antenna 3 giovedì sera si è avuta la rappresentazione esatta di cosa sia davvero centrale: l’immagine. La Moretti si è fatta vedere in un look castigato per diradare il ricordo dell’intervista suicida al Corriere.it, che oggi la Ladylike cliente fissa delle estetiste si rimangia: «Non mi riconosco in quell’intervista e non ne voglio più parlare» (Il Mattino, 29 novembre). Più grave è che abbia ammesso che in caso di sconfitta, se ne resterà ben stipendiata a Bruxelles: almeno è stata sincera. La Rubinato è la compìta siora veneta con filo di perle regolamentare, un po’ matrona un po’ virago. Il medico Pipitone faceva tenerezza, con quel suo candore da persona preparata ma incapace di trascinare e convincere anche solo per mezzo secondo. Ma chiamandosi Antonino Pipitone in terra veneta, è senz’altro lui a vincere il premio simpatia.

Tags: , ,

Leggi anche questo