Eco-processi prescritti, Veneto senza giustizia

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Legambiente ha fatto un’analisi dei 17 principali eco-processi italiani: storie di inchieste e di battaglie in tribunale finite prescritte o a rischio prescrizione, con la conseguente estinzione del reato. Dal petrolchimico di Porto Marghera (Venezia) che ha seminato morti per tumore al “Mercante di rifiuti” (Padova), vicenda di rifiuti mescolati a cemento per l’edilizia. Sono alcune delle tante storie di disastro ambientale nel Belpaese, tutte accomunate dallo stesso finale: l’assenza di un colpevole, perché «il reato è estinto per intervenuta prescrizione».

Mancando una legislazione che inserisca i reati ambientali nel codice penale (il disegno di legge 1345 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, approvato a febbraio alla Camera, è ingolfato tra le commissioni ambiente e giustizia del Senato), dimostrare il reato ambientale è piuttosto complicato: vengono fatte perizie e contro perizie, lunghe indagini e battaglie in tribunale. E nel frattempo le responsabilità vengono nullificate dalla prescrizione.

Tra le storie di giustizia negata che colpiscono più da vicino il Veneto c’è l’inchiesta “Mercante di rifiuti”. Nel 2004 la forestale intercettò un traffico illecito di rifiuti pericolosi, provenienti da centinaia di ditte di varie regioni, che venivano mescolati a cemento per essere usato in edilizia. È stato usato, ad esempio, per la realizzazione di un cavalcavia a Padova. Scattarono le manette per 7 persone, 28 le denunce. Per chi patteggiò le condanne sono diventate definitive, per gli altri è intervenuta la prescrizione, anche per il reato di associazione a delinquere.

E ancora, Porto Marghera, polo petrolchimico. Tonnellate di fumi tossici immessi in aria e tonnellate di sostanze cancerogene riversate sul territorio e in mare. Migliaia di morti per tumore alle vie respiratorie, alla pelle e ossa. Nel ’96 la procura di Venezia chiese il rinvio a giudizio per 28 tra dirigenti ed ex dirigenti di Montedison ed Enichem. Nel processo d’appello del 2004, vennero condannati 5 ex dirigenti Montedison per omicidio colposo nei confronti di un solo operaio morto di angiosarcoma epatico nel 1999. Gli altri sette omicidi colposi, i dodici casi di lesioni colpose per altre neoplasie, epatopatie e sindromi di Raynaud, gli scarichi inquinanti nella laguna e l’omessa collocazione di impianti di aspirazione, sono finiti tutti in prescrizione.

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