Occupazione, l’algebra premia il Veneto

Il Veneto è la regione con il minor tasso di disoccupazione in Italia, facendo eccezione per le aree, fuori campionato, delle Province autonome di Trento e Bolzano. Al 30 di settembre  il  tasso di disoccupazione Veneto è pari al 6,7%, sostanzialmente stabile rispetto ad un anno fa, quando era al 6,5%. Non solo. In dodici mesi lo stock degli occupati è cresciuto di 30 mila unità, arrivando a 2,1 milioni, dato che aumenta a 40 mila se si considerano i dipendenti dell’industria, portatisi a 616 mila, dove gli occupati totali passano da 690 a 725 mila, con un’accelerazione senza pari in tutto il Nord Italia.

Le cifre emergono dall’ultima indagine Istat, cifre più in linea del solito con i rilevamenti che effettua l’agenzia regionale Veneto Lavoro. Le difficoltà in Veneto non sono certo scomparse. Ma è certamente vero che, se vista in chiave comparata, la situazione risulta di segno inverso rispetto al nuovo allarme sull’occupazione che quegli stessi dati segnalano per il livello nazionale, con un tasso di disoccupazione salito al 13,2% e altri 55 mila posti di lavoro perduti ad ottobre.

Il Veneto, pur fra i segnali di difficoltà e gli allarmi lanciati da sindacati dei lavoratori ed associazioni di categoria, regge con una sicurezza maggiore rispetto ai grandi territori confinanti di Lombardia ed Emilia. Nel primo caso, per fare un esempio, pur con una forza lavoro quasi doppia ( 4,3 milioni di occupati rispetto a 2,1), i lombardi con un impiego sono diminuiti di 11 mila unità ed il tasso di disoccupazione è passato in un anno dal 7,4% al 7,7%.

Uno sguardo ai diversi settori rivela comportamenti differenziati. Fra il terzo trimestre 2013 e lo stesso di quest’anno i lavoratori dell’industria hanno guadagnato 35 mila posizioni raggiungendo quota 725 mila, quelli dell’agricoltura sono saliti da 70 a 75 mila mentre a perdere 10 mila posti sono stati i servizi, scesi a 1,3 milioni di addetti. Dalla somma algebrica derivano, appunto, i 30 mila posti in più in un anno registrati dall’Istat al 30 settembre.

Ad ogni modo c’è chi raccomanda prudenza. «Non enfatizzerei troppo il dato – dice al Corriere del Veneto di oggi 30 novembre Bruno Anastasia, analista di Veneto Lavoro – L’Istat lavora intervistando campioni di famiglie e ricavando da esse le proiezioni dei fenomeni su scala generale. I 30 mila, in sostanza, possono rientrare nell’intervallo di valori in più o in meno in cui l’errore è tollerato. Nel nostro sistema, invece, pur nell’osservazione di settori più ristretti, operiamo su dati oggettivi che ci vengono comunicati con grande precisione. E nell’ultimo nostro rapporto rileviamo fra settembre 2013 e settembre 2014 una perdita di 8.900 lavoratori dipendenti. Insomma – conclude Anastasia – il trend complessivo che emerge in Veneto pone in risalto una situazione di occupazione ancora stagnante senza segnali di un punto di svolta».

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