Verona, l’inceneritore della discordia

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Il comparto ambientale veronese continua ad essere teatro di tensioni, sopra e sotto il pelo dell’acqua. Le rogne legate alle discariche di Ca’ Filissine a Pescantina e Ca’ Capretta a Sona sono una ferita ancora sanguinante. L’inceneritore del capoluogo scaligero a Ca’ del Bue rischia invece di diventare una ferita purulenta che investe ora anche l’amministrazione regionale, la quale a metà dicembre vaglierà in consiglio il nuovo piano rifiuti.

Appena dopo la metà di novembre i media veneti avevano dato ampio risalto alla cosiddetta vicenda Agsm, la multiservizi veronese che gestisce l’inceneritore di Ca’ del Bue. Una struttura senza futuro, dicono in molti, perché le capacità degli inceneritori veneti sono sovrabbondanti rispetto ai rifiuti conferiti; struttura per la quale la stessa Agsm chiede il potenziamento della capacità di conferimento e combustione. L’iniziativa che è stata attivata con il sistema del project financing vedeva inizialmente tra i promotori la stessa Agsm, il colosso spagnolo Urbaser, che fa riferimento al patron del Real Madrid (Urbaser è rimasto de facto l’unico soggetto forte nella partita) e la Edilbasso, srl padovana del ramo costruzioni.

Agms, presieduta dal tosiano di ferro Paolo Paternoster, ha intimato al consiglio di palazzo Ferro Fini di mettere al voto il piano rifiuti, che in Regione è atteso da un bel pezzetto. Un piano rifiuti che contenga indicazioni precise su Ca’ del Bue in termini di potenzialità di conferimento e di combustione. La cosa è stata vista dal Pd all’opposizione come un’azione di lobbying spintasi oltre ogni ragionevolezza, facendo storcere il naso ai democratici Franco Bonfante e Stefano Fracasso.

Edilbasso, o meglio la subentrata in un ramo d’azienda, vale a dire la Faber costruzioni, da tempo è oggetto delle ansie della politica regionale. La Faber, infatti, era finita in una interrogazione parlamentare del deputato padovano Alessandro Naccarato (Pd) datata 23 marzo 2012 discussa a Montecitorio nella seduta del 12 ottobre 2012. In quell’occasione Naccarato palesava così i suoi dubbi: «tra i soci di Faber costruzioni srl compaiono alcune persone presenti nelle indagini da parte della procura di Milano relativamente all’operazione “Tenacia” contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’impresa di costruzioni lombarda Perego Strade srl…». Il governo rispose salomonicamente che tutte le iniziative necessarie erano state assunte per monitorare correttamente la situazione. Andando più nel dettaglio le carte dell’operazione «Tenacia» non hanno portato ad alcun approdo specifico relativamente al filone Faber. Questo è quanto si evince almeno dall’ordinanza del Gip milanese Giuseppe Gennari  (N. 682/08 R.G.GIP del 6 luglio 2010). Quello che non si sa invece è se la magistratura meneghina, la procura antimafia veneziana o la procura veronese, tutte potenzialmente interessate ad approfondire il quadro investigativo, abbiano o meno aperto dei fascicoli collegati.

Ma tant’è che Naccarato spiega a Vvox che le liste con le aziende certificate e i certificati antimafia con il dettaglio anche nei subappalti «forniscono alle prefetture, se ben utilizzate, un valido strumento per contrastare l’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici». Sembrerebbe un’ovvietà, ma non lo è. Naccarato non lo dice espressamente, ma nel Paese le infiltrazioni malavitose nella galassia degli appalti e dei subappalti sono all’ordine del giorno. E quindi, evidentemente, deve esserci una falla nei filtri che proprio le prefetture dovrebbero approntare. In questo senso il Veronese non fa eccezione, basti pensare al coinvolgimento in una inchiesta dell’Antimafia milanese (per una vicenda diversa da quella che coinvolge l’impianto scaligero, comunque sotto indagine) dei vertici societari della spa che gestisce l’impianto di Pescantina.

A metà dicembre il consiglio regionale voterà il piano rifiuti. Agsm dal suo punto di vista è riuscita a spuntarla: il potenziamento di Ca’ del Bue sarà inserito nella delibera. «La cosa ci vede nettamente contrari, tanto che voteremo contro» spiega lo stesso Bonfante. Ma la traiettoria assunta dalla querelle tra consiglio e Agsm, pare che abbia acuito ulteriormente i contrasti tra l’ala tosiana del Carroccio e quella che fa riferimento al governatore Luca Zaia.

Quest’ultima infatti ha preso male il «diktat» giunto dalla città scaligera: la Venezia “zaiana” ma sopporta forzature da parte della Verona “tosiana”. Tanto che in aula non si escludono sorprese. In questa cornice Bonfante non azzarda previsioni ma su un altro aspetto non ha dubbi: «Il potenziamento di Ca’ del Bue avrebbe senso, al limite, in presenza di un forte contributo statale in materia di termovalorizzazione, che però non c’è. I tribunali amministrativi hanno bocciato più volte le istanze del privato». E questa forzatura che parte da Verona, secondo il consigliere altro non sarebbe che una foglia di fico utile in qualche modo dare una parvenza di copertura politica al grande sforzo economico per ampliare l’impianto sponsorizzato per anni dal primo cittadino scaligero, il leghista Flavio Tosi. Il quale ora per la vicenda Ca’ del Bue rischia di rimanere, sostiene il Pd, col cerino in mano.

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