M5S, tre deputati veneti appesi a un filo

Silvia Benedetti, Gessica Rostellato e Tancredi Turco sono, almeno virtualmente, già fuori dal M5S. O almeno la posizione dei tre deputati veneti è appesa ad un filo. La voce da alcuni giorni sta circolando a Montecitorio con insistenza sempre maggiore ed è l’ennesima conseguenza del redde rationem avviato in seno ai Cinque Stelle dopo la costituzione del cosiddetto direttorio, che di fatto ha trasformato il movimento fondato da Beppe Grillo in un partito. E soprattutto dopo le espulsioni degli onorevoli Massimo Artini e Paola Pinna. Espulsione che ha scatenato una guerra tra la galassia dei cosiddetti dissidenti e l’ala dei fedelissimi a Grillo e a Gianroberto Casaleggio, mentre non mancano contrasti durissimi anche all’interno dei due schieramenti. Così le ore passano e il tempo, anziché lenire le ferite, ne apre di nuove. Basti pensare alle parole di fuoco di Alessio Villarosa, capogruppo dei Cinque Stelle alla Camera, il quale, carpito in un fuori onda telefonico dalle telecamere di Piazza Pulita, si è lasciato andare ad un attacco ad alzo zero contro i vertici.

Silvia Benedetti, da giorni tra le più esposte in una guerra di trincea con i fedelissimi, non smentisce e non conferma. Spiega che sul piano formale non le è stato comunicato «alcunché da chicchessia». Ma cala un carico di briscola quando si augura che non si proceda ancora una volta con discrezionalità da parte dei singoli «bypassando l’assemblea e il codice di comportamento» che per le espulsioni prevederebbero un passaggio tra gli eletti in parlamento per una ratifica dagli attivisti a mezzo voto elettronico.

E se Benedetti (in foto), pur abbottonata, ribadisce il suo pensiero, Turco e Rostellato, sebbene interpellati più volte, preferiscono tacere rinviando ai giorni a venire ogni altra valutazione. Sul tappeto però rimane un punto. Le recenti espulsioni shock decise per Artini e Pinna hanno lasciato l’amaro in bocca ad un pezzo della base del M5S, anche nel Veneto. Sono in molti i militanti che considerano speciosa una espulsione dovuta ad un presunto ritardo nella restituzione di parte dell’emolumento parlamentare giacché tale ritardo accomunerebbe anche molti altri parlamentari. “È stata solo una scusa per far fuori chi non la pensa come Grillo”: questo è l’Artini pensiero affidato alle telecamere di La7 ieri durante la trasmissione Piazza Pulita.Silvia Benedetti

Ad ogni buon conto la situazione in vista delle regionali dell’anno prossimo rimane tesa. Dopo la nascita del cosiddetto direttorio nazionale, nel Veneto si sarebbe formata una struttura parallela, la quale in realtà sarebbe già attiva da tempo e che vedrebbe in posizione chiaveil senatore padovano Giovanni Endrizzi.

Ad affiancarlo ci sarebbe il deputato bellunese Federico D’Incà, dominus organizzativo nella galassia grillina veneta, mentre un gradino sopra di lui spiccherebbe David Borelli, europarlamentare trevigiano e fedelissimo di Casaleggio. Della stessa cabina di regìa farebbero parte anche il consigliere comunale veronese Gianni Benciolini, il quale però avrebbe un ruolo più sfumato, mentre un’altra figura apicale sarebbe quella di Luciano Claut, assessore ai lavori pubblici a Mira in provincia di Venezia. Un “organigramma” di cui VVox aveva già scritto di recente.

Ed è nel Veneziano che si preannuncia un nuovo scontro frontale fra gli attivisti della città di Marco Polo e quelli della terraferma. Nella città dei dogi infatti l’anno prossimo si vota per eleggere il nuovo sindaco in seguito alle dimissioni dell’ex primo cittadino Giorgio Orsoni (centrosinistra) colpito dallo scandalo Mose. I veneziani di fede pentastellata ritengono di dovere scegliere in modo indipendente il futuro candidato alla guida della giunta. Tanto che già si sono svolte le selezioni per i candidati sindaco (le “comunarie”): selezioni che hanno portato ad una rosa formata da Davide Scano, Antonio Candiello ed Elena La Rocca.

C’è però una incognita. Poiché da mesi si parla di una possibile trasformazione del Comune di Venezia in area vasta, “città metropolitana”, una entità amministrativa ibrida, un mix tra una municipalità, una unione di comuni e una provincia, i veneziani di terraferma sarebbero pronti a chiedere un azzeramento delle cosiddette comunarie. Il motivo? Occorre coinvolgere gli attivisti della futura area vasta. Si potrebbe arrivare al punto in cui i veneziani doc sarebbero pronti a boicottare un voto amministrativo con un candidato “calato dal direttorio veneto”. Mentre quest’ultimo, forte dell’appoggio dei vertici nazionali del M5S, potrebbe prodigarsi affinché lo staff di beppegrillo.it o il nuovo direttorio nazionale tolgano il simbolo delle Cinque Stelle.

Mentre a Parma il sindaco pentastellato Federico Pizzarotti è pronto a convocare una sorta di forum degli scontenti grillini, a Treviso il bassanese Francesco Celotto, espulso in ottobre dal movimento, ha in porgramma un incontro che vede come primo relatore in cartellone la senatrice ex M5S, ora nel misto, Paola De Pin. Celotto, che dal suo blog continua a menare fendenti verso il movimento di Grillo, parla del cosiddetto direttorio come «niente di più niente di meno di un filtro pensato per dare un po’ di respiro a Grillo e Casaleggio».

Tags: ,

Leggi anche questo