Marzotto double-face, dimissioni da Fiera Vicenza?

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Vedrete, sarà lesto come un leprotto, a dare le dimissioni dalla presidenza della Fiera di Vicenza. Dalla serata di oggi 2 dicembre Matteo Marzotto siede nel consiglio d’amministrazione della Banca Popolare di Vicenza in sostituzione dell’avvocato Luigi Sciarrino, già vicepresidente di Banca Nuova. Ma si dà il caso che l’istituto bancario guidato da Gianni Zonin non solo sia azionista della Fiera (per una quota in realtà marginale, lo 0,13%, anche se la “moral suasion” zoniniana può esercitarsi anche indirettamente per il suo esteso potere sull’economia vicentina, categorie in primis a cominciare da Confindustria), non solo sia socia al 6% della Fiera veronese con cui Marzotto vorrebbe tanto fare una (difficile) fusione, ma soprattutto abbia un credito al contrario molto sostanzioso: 33 milioni di euro di mutuo acceso per finanziare il nuovo padiglione, con oneri di 4,4 milioni annui.

Ora, non può sfuggire a nessuno che l’onore di un posto nel board della BpVi, nel caso di Marzotto, comporta l’onere gravoso di dover conciliare la doppia posizione di creditore e debitore, che definire scomoda è dir poco. Già il fatto di essere stato nominato a presiedere la Fiera dopo aver assunto la presidenza del Cuoa, una scuola d’eccellenza per formare manager, con un poco pedagogico rinvio a giudizio per evasione fiscale sul groppone, non è stato il massimo, anzi è stato pessimo. Ma lì eravamo sul piano della sensibilità etica e civica, e in Italia non c’è più nulla di opinabile dell’etica, per non parlare del senso civico, la cui educazione neppure s’insegna nelle nostre mediamente sgangherate scuole.

No, con l’ingresso nel vertice della banca creditrice della Fiera vicentina, il suo numero uno si va a infilare in un palese e macroscopico caso di conflitto d’interessi su cui a parlare non sono le opinioni, ma i fruscianti e pesanti numeri di un prestito ultraventennale decisivo per la tenuta della spa fieristica al 66% dei cittadini. Le dimissioni sono la via d’uscita per Marzotto. Chieda lumi, se è in dubbio, ai presidenti di Confindustria, Pippo Zigliotto (Vicenza) e Roberto Zuccato (Veneto): entrambi siedono accanto a lui nel cda, e insensibili al conflitto d’interesse di certo non sono. Per non dire del sindaco e presidente della Provincia di Vicenza socio forte di viale dell’Oreficeria, Achille Variati, politico navigato (e munito di vicesindaco con delega ai rapporti con la Fiera, Jacopo Bulgarini d’Elci, che per evitare un’analoga spiacevole situazione di potenziale conflitto, a suo tempo ha venduto la propria partecipazione ad un’agenzia privata, Regina Rossa: o uno, o l’altra). Marzotto: o la Fiera, o la Bpvi.

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  • Giorgio Roverato

    Premesso che che al nostro legislatore (di destra o di centrosinistra non importa) dei conflitti d’interesse non cale, lasciando alla sensibilità e al buon gusto dei singoli la volontà di sottrarvisi, o di scioglierli, quello che riguarda Matteo Marzotto è caso da manuale: come del resto l’editoriale spiega in poche esemplari frasi.

    Io aggiungerei che rimarebbe da capire perché Gianni Zonin, uomo navigato, abbia deciso di cooptare il Presidente della Fiera di Vicenza. Certo, Matteo Marzotto è uomo d’immagine, d’appeal: probabilmente più concreto di altri discendenti della “dinasty” marzottiana, almeno ad opinione di chi fece grande la Marzotto, e che poi se lo ritrovò in quel campo avverso che lo portò/costrinse ad uscire dall’azionariato familiare. Con la conseguente (colpevole) destrutturazione della multinazionale valdagnese cui M. Marzotto non fu estraneo.

    Ma Zonin lo ha cooptato, ben sapendo le implicazioni che ciò comportava, per migliorare l’immagine della BpVI o per altri fini? E se sì, quali? Ecco, io non me la prenderei tanto con M.M., quanto con la mancata trasparenza di tale discutibile, discutibilissima, cooptazione.

    In altri tempi, e qui torno a M.M., a decantare/risolvere situazioni difficili venivano chiamati uomini di mediazione; oggi si ricorre a uomini d’immagine. Nulla di male, per carità. Può anche funzionare: e Matteo Marzotto, con qualche audace scelta per la Fiera vicentina, e con la sua proposta di una possibile aggregazione delle Fiere venete, ha manifestato intelligenza.

    Perché, allora, questa caduta di stile? Perché non limitarsi a fare il dilgente Presidente della Fiera, e l’operoso aggregatore del sistema fieristico veneto, cui plaude anche Zaia?

    Da studioso d’impresa – e, ahimè, della Marzotto, con l’inevitabile appendice della famiglia – non mi aspettavo le dimissioni di M.M. dall’una o dall’altra carica: ma una risposta puntuale sì! Come me l’aspetterei dagli azionisti pubblici, e da Gianni Zonin…

    La domanda vera, quindi, ritorna: perché Zonin ha voluto M.M. in CdA? Per l’immagine?

    Non ci credo! Ma, si sa, noi “professori” – come dice il Presidente del Consiglio, che certi giornalisti si ostinano a chiamare Premier in onta alla Costituzione – siamo i soliti “rompipalle”…