Buona scuola alla veneta? Tablet, inglese e imprese

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

La Regione Veneto ha raccolto, in contemporanea alla consultazione nazionale, le segnalazioni dei docenti dedicate alla Buona scuola.  Il direttore generale Daniela Beltrame e dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale, oltre che partecipare alla consultazione, come tutte le regioni italiane, hanno provato a dare una lettura regionale dei dati facendo emergere quelle che sono, secondo i veneti, le maggiori criticità della scuola di oggi.

I presidi chiedono a gran voce che nel turn-over di assunzioni di massa annunciato da Renzi, entrino solo docenti con alle spalle almeno 3 anni di insegnamento in tirocinio. Poi sono seguite le indicazioni dei docenti: «Come vorreste la scuola del futuro?» è stato chiesto loro. «Con docenti preparati, meno alunni per classe e spazi scolastici adeguati » hanno risposto. Ma gli esempi dei docenti sono soprattutto pratici. «Nella buona scuola si chiede un adeguamento delle competenze informatiche – scrivono nel documento – ma per farlo è necessaria una formazione adeguata degli insegnanti per l’utilizzo di smartphone, tablet, pc. Questa proposta oggi sarebbe difficilmente attuabile». Insomma i docenti sarebbero anche felici di “smanettare” assieme agli alunni con tablet, smartphone e chi più ne ha più ne metta, ma prima vorrebbero che qualcuno insegnasse loro come usarli, visto che spesso nelle nuove tecnologie i giovani alunni sono più esperti degli insegnanti.

In generale il documento sembra indicare un più o meno generale apprezzamento dei docenti per la riforma annunciata dal Governo, e si dice soddisfatta anche il direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame: «Le consultazioni venete mostrano un alto grado di conoscenza della “macchina” scolastica, sono pertinenti, articolate e molto chiare».

Altre problematiche sono state esposte anche da Carmela Palumbo, funzionaria del Ministero, durante la presentazione del progetto Buona scuola a Mestre. «Se, tanto per fare un esempio concreto, un istituto tecnico prepara un ragazzo a usare il tornio e nelle aziende usano le celle robotiche beh, tutte quelle ore di preparazione sono state assolutamente sprecate» dice Palumbo. «E se uno studente esce dal tecnico e non sa lavorare la scuola ha fallito». Tant’è che nella Buona scuola è partito anche un progetto che ha coinvolto Confindustria per incrementare le relazioni con le aziende. «In Germania, visto che abbiamo lo sguardo sempre rivolto lì, tutte le aziende hanno il settore dedicato alla formazione – dice Palumbo – da noi non c’è. Dobbiamo fare un’ammissione doppia. Su questo fronte anche le aziende devono cambiare le cose». Poi c’è l’inglese: «L’inglese si studia ma non è appreso nei contesti di realtà – dice Palumbo – i ragazzi studiano e poi non sanno usarlo. È previsto che tutti escano con un livello B2, ma sono in pochissimi ad averlo. C’è da fare una rivoluzione, ora abbiamo appena cominciato».

Tags: ,

Leggi anche questo