Forconi, presidi deserti in Veneto

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«Sarà un fallimento: otterranno solo manganellate e qualche denuncia», aveva anticipato qualche giorno fa Lucio Chiavegato, uno degli ex portavoce del Movimento 9 dicembre. Alla fine non sono arrivate neppure le manganellate: il primo giorno di protesta si è risolto in un flop, con una manciata di attivisti per ogni presidio.

Gli irriducibili che negli ultimi dodici mesi non hanno mai smesso di riunirsi «per cambiare l’Italia», ieri sono scesi in strada fin dal mattino, anche se a ranghi ridotti. A mancare all’appuntamento è stata invece la gente comune, che lo scorso anno aveva trasformato una protesta nata quasi per caso su internet in un movimento di massa che aveva bloccato l’Italia intera con cortei e manifestazioni. Che il clima sia cambiato, lo si capiva a Montecchio Maggiore, presìdio più partecipato del Veneto con una ventina di attivisti all’imbocco dell’A4.

Se a Vicenza e Montecchio la protesta è ricominciata a ranghi ridotti, nel resto del Veneto è andata decisamente peggio. A Padova, con il presìdio relegato in un parcheggio della zona industriale, in mattinata c’erano solo tre ragazzi, che nel pomeriggio sono diventati una decina. Troppo pochi perfino per volantinare, e così sono stati issati degli striscioni e poi, in serata, tutti a casa. Chiuso prima ancora di cominciare il presìdio di Prato della Valle, appena una manciata di attivisti nel Veronese.

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