Regionali, Busato in corsa: #néZaianéMoretti

Elezioni Regionali? «Se supereremo i 2 milioni di votanti non ci sarà bisogno delle elezioni nel 2015». E glielo direte voi a Zaia? «No, sarà lui a dover venire qua». Tuonava così l’anno scorso  Gianluca Busato, leader di Plebiscito.eu, nei giorni che precedevano quella che sarebbe dovuta essere la solenne dichiarazione online della raggiunta sovranità veneta.

I partecipanti al plebiscito, mai certificati dai centralisti «osservatori internazionali», superarono l’orizzonte più ottimistico, arrivando alla stratosferica cifra di 2 milioni 360 mila – pur facendo affidamento su qualche aiuto dal Cile e su meccanismi di voto non proprio limpidissimi – e poco tempo dopo aver annunciato la rinascita della Serenissima, Busato rilanciò: «Al congresso del popolo veneto decideremo se vale la pena allestire le liste per le Europee e le Comunali (cosa che poi non è accaduta). Le Regionali? Nel 2015 la Regione non esisterà più, la nuova Repubblica sarà pienamente operativa».

Purtroppo per gli indipendentisti online, che pure  credevano con fermezza, le regionali sono alle porte e Palazzo Ferro Fini non è ancora diventato il serenissimo parlamento Veneto. Ma Busato non ne fa un dramma e annuncia la sua candidatura proprio alle elezioni di primavera, lanciando l’hashtag #néZaianéMoretti, sotto il gagliardetto di «Veneto sì». Nulla a che fare con il cartello venetista messo in piedi da Lucio Chiavegato, leader dei forconi, perché Busato non vuole appoggiare i partiti nazionali come Chiavegato, che si ha recentemente sbandiaerato il suo pieno sostegno a Zaia.

«Serve un’alternativa che ci porti alla piena indipendenza» spiega Busato, spostando subito l’asticella un po’ più in là: «L’esito stesso delle elezioni determinerà la volontà dei veneti di porre fine alla Regione e dare forma e sostanza alla piena indipendenza della Repubblica Veneta». Insomma, riproviamoci. Per chi fosse interessato, si cercano volontari e finanziatori. «Noi realizziamo le cose concretamente – chiude Busato – mentre i politici parlano e basta».

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