Tav veneta, Ue non finanzia a debito

Gli anglosassoni usano il termine brainwashing, per definire un atteggiamento comunicativo tendente a operare il lavaggio del cervello. Quest’appare nelle comunicazioni e negli atteggiamenti assunti da soggetti istituzionali quando parlano d’investimenti che riguardano il progetto dell’Alta Velocità Milano-Brescia-Padova. Un progetto che da un costo di 4 miliardi e 700 milioni di euro del 2005 (Allegato Infrastrutture DPCM tratta Mi/Vr) aumenta a 5 miliardi e 647 milioni di euro, con la Verona/Padova che dai 5miliardi e 130 milioni dell’aprile scorso schizza a 6miliardi e 61 milioni di oggi (pag 33 Contratto di Programma, CdP).

Si resta  sconcertati quando si legge che i soldi ci sono e  che presto apriranno i cantieri sulla Brescia Verona: è un’impostura. Intanto, cominciamo col dire che l’agenzia di rating Stand&Poor’s ha tagliato il rating dell’Italia appena sopra il gradino dei junk ovvero della spazzatura, riferita alle obbligazioni dello Stato. La causa del declassamento è identificata in un incremento  del debito pubblico stimato in ulteriori 80 miliardi a fine 2017. Di certo a molti soggetti, specialmente chi da assessore è diventato ministro, la cosa appare irrilevante così come i circa 60/70 miliardi di euro da estrarre dal sangue dei cittadini dal prossimo anno e per 20 anni per rispettare il Fiscal Compact, che si aggiungono  alla montagna degli interessi mediamente stimabili intorno a 70 miliardi di euro all’anno prodotti dal debito pubblico (generato soprattutto dal sistema affaristico dei pubblici appalti).

Il bilancio assestato dello Stato per il triennio 2014/2016 quantifica in 54,56 miliardi di euro le spese in conto capitale per il corrente anno, a 38,03 miliardi il prossimo anno e a 31,66 miliardi nel 2016. Una diminuzione di 22,90 miliardi di euro in due anni! Restiamo increduli quando si rinnegano gli stessi documenti del ministero delle infrastrutture e segnatamente il Contratto di Programma 2012/2016, sottoscritto dal ministro delle infrastrutture e da Rete Ferroviaria Italiana (RFI), in data 8 agosto 2014 e approvato con l’art 1 comma 10 del decreto legge “Sblocca Italia” (DL 133/2014). Riporto i numeri delle pagine di riferimento del Contratto di Programma, così imbrattacarte e ventriloqui possono attuare le verifiche al fine di fare informazione e non opinionismo tanto caro ai costruttori proprietari dei giornali sui quali scarabocchiano.

Nel Contratto di Programma la tratta Brescia/Verona presenta un costo di 3.954 milioni di euro e, risultano disponibili 768 milioni di euro, 1000 milioni disponibili nel 2016 e la restante parte in un futuribile quanto indefinito “oltre”. Nel XIII Allegato Infrastrutture al Documento di Economia e Finanza approvato nello scorso aprile per la tratta Bs-Vr si leggeva un costo di 2747 milioni di euro. Spiegasse il governo della trasparenza come dopo 4 mesi e, con un collegamento della linea di Alta Velocità Bs-Vr con l’aeroporto di Montichiari, il costo è lievitato di 1207 milioni di euro, come si legge a pagina 55 del Contratto di Programma. La variante di Montichiari rappresenta la modifica definitica del progetto preliminare approvato nel 2003. La cosa è tanto più grave perché il collegamento è con un aeroporto, quello di Montichiari, che non effettua trasporto passeggeri, ma è solo hub per  trasporto lettere e plichi postali mentre i collegamenti ferroviari con gli aeroporti di Venezia, del costo di 224 milioni d euro – si legge nel CdP (pag 36) – dispongono di 11 milioni di euro, e per il collegamento con l’aeroporto  di Verona, costo 90 (pag 35) e disponibilità zero euro, con l’importante nodo ferroviario di Verona del costo di 180 milioni e disponibilità di 2, dico 2, milioni di euro (pag 40).

Sull’acquisita (sic!) tratta Verona-Padova, a pag 55 del Contratto di Programma si leggono queste cifre: costo Vr-Vi 3.658 milioni di euro e disponibilità per 369 milioni; tratta Vi-Pd costo 2.383 milioni di euro e disponibilità pari a zero. Quando l’opera sarà completamente finanziata? Il CdP riposta che i 2.289 milioni per la Vr-Vi e i 2393 della Vi-Pd arriveranno in un indefinito atemporale “oltre il 2016″. Ridicolo il recente riferimento alla Bei (Banca Europea degli Investimenti) e allo “Sblocca Italia”. Per avere una scala di comparazione, la Bei ha messo 5 miliardi di euro nel Piano Junker, e in ogni caso un eventuale anticipo di 3,18 miliardi per completare la Bs-Vr eleverebbe il disavanzo del 2015, che la Nota di Aggiornamento al Def e la legge di stabilità fissano dal 3% di questo anno al 2,6% del 2015 al 1,8% del 2016 e allo 0,7% del 2017. Il 2,6 % di deficit del 2015 è quanto chiesto dall’Ue e rappresenta una diminuzione dello 0,4% rispetto al deficit 2014 ed è composto per uno 0,2% da minori spese  per interessi e un altro meno 0,2% dalla riduzione delle spese in conto capitale. Il CdP, il bilancio assestato dello Stato, la Nota di Aggiornamento al Def e infine la legge di stabilità non sono sufficienti a rompere il castello di fandonie e mistificazioni di stampo elettorale propalate da qualche rappresentante di partito.  Sciocco non il pifferaio ma chi segue il pifferaio che sa benissimo dove concentrare le poche risorse rimaste.

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