Mostre, a Verona la qualità vince

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Molti ricorderanno l’unanime consenso di pubblico e di critica che ha accompagnato la spettacolare mostra di Paolo Veronese, allestita l’estate scorsa a Verona nel sanmicheliano palazzo della Gran Guardia. Con quella altrettanto mirabile, ospitata alla National Gallery di Londra, nata da un progetto comune con la città scaligera, ha costituito l’omaggio più bello che sia mai stato rivolto al sommo pittore veneto. Le hanno fatto corona, con esiti non sempre felici, quattro appuntamenti a Padova (“Veronese, la committenza e la sua fortuna”), a Vicenza (“Quattro Veronese venuti da lontano. Le Allegorie ritrovate”), a Castelfranco Veneto (“Veronese nelle Terre di Giorgione”), a Bassano del Grappa (“Veronese inciso. Stampe da Veronese dal XVI al XIX secolo”). Un evento articolato e coinvolgente che ha impegnato istituzioni pubbliche e private in un’operazione di grande rilievo culturale.

Esiste una differenza tra manifestazioni come quella veronese, espressione di un’ampia convergenza delle forze in campo, frutto di collaborazione tra le varie istituzioni, e le rassegne vicentine, acquistate a scatola chiusa, estranee alla vocazione del territorio, gonfiate da una martellante pubblicità. Insomma, il contrario dell’esigenza di promuovere una conoscenza responsabile, fondata su valori formativi, non illusori o consolatori. Mi riferisco non solo alle mostre di Marco Goldin, irritanti per la supponenza di chi vuol far credere che sognando l’arte si risolvano  i problemi, ma anche al Museo Civico che, oggi privo di un direttore, non ha mai proposto nulla di alto profilo che fosse di sua competenza, concedendo che suo compito primo è la conservazione del patrimonio culturale.

C’è però da dire che a Vicenza non si muove foglia che politica non voglia, e la politica, fatta da uomini provvisori, ha idee fisse. Si pensi alla deplorevole conduzione del Teatro Olimpico, dove spettacoli improvvisati e inconsistenti compromettono la reputazione stessa di chi viene chiamato a metterli in scena.
Paola Marini e Bernard Aikema, curatori della mostra di Veronese, hanno orgogliosamente dichiarato i motivi che potevano farla apparire «audace ed ambiziosa». E cioè  che si sia pensato di dedicare a Veronese un’esposizione monografica; che ciò sia avvenuto a Verona; che ad organizzarla sia stato un Museo Civico, con la fondamentale collaborazione di una Università e di una Soprintendenza. «L’organizzazione – hanno spiegato – è stata del tutto interna all’istituzione museale e direttamente funzionale agli obiettivi culturali e formativi del progetto. A essa hanno contribuito al massimo delle loro possibilità tutte le risorse della Direzione del Museo e di numerosi settori del Comune». Merito dei «componenti del Comitato scientifico che, insieme a numerosi altri autorevoli colleghi, ci hanno confortato con il loro giudizio e indirizzati con i loro consigli e dei trentatré autori che hanno partecipato con corale dedizione al progetto, scambiando generosamente opinioni e suggerimenti». In questo vivace laboratorio gli studiosi più esperti hanno lavorato insieme con più giovani leve.

Con le sue 80.000 presenze la mostra di Paolo Veronese ha pienamente soddisfatto gli organizzatori veronesi, che non si preoccupano di raggiungere cifre record. Importante è appagare le aspettative dei visitatori rendendo un servizio alla cultura. Più dei numeri conta la qualità delle proposte e la capacità che hanno di stimolare, attraverso la conoscenza, la crescita intellettuale e civile dei cittadini.
La politica che non riesce a dare risposte nei campi che le competono, si rifugia spesso nella cultura pensando di rifarsi una verginità. Consensi effimeri, ottenuti con dozzinali espedienti, non danno frutti duraturi. A che cosa serve il consenso vantato da grigi personaggi che passano con sconcertante disinvoltura da un Parlamento all’altro, in attesa di occupare poltrone ancora più ambite? É strano che i numeri di questa politica siano gli stessi delle mostre spettacolo. I fuochi fatui del consumismo culturale e quelli del successo politico hanno la stessa natura.

Tags: ,

Leggi anche questo