La Boscolo, rodigina da esportazione

Una fondazione filantropica con sede a Dubai ha messo in palio un milione di dollari per il professore più bravo del mondo. Dopo scremature estenuanti sono rimasti in cinquanta a contendersi il premio, e tra loro due italiani. Equamente distribuiti, una donna del Nord e un uomo del Sud. Due su cinquanta è percentuale quasi clamorosa, di sicuro superiore a quelle avvilenti che l’Italia è solita racimolare nei rapporti internazionali sulla qualità dell’istruzione. Dove sta l’inghippo? Da nessuna parte. L’inghippo, come sempre, siamo noi. E basta scorrere le storie dei due fuoriclasse nostrani per rendersene conto. Daniela Boscolo insegna ai diversamente abili di Rovigo e Daniele Manni agli informatici di Lecce, ma per il resto sembrano gemelli. Entrambi hanno colpito gli esaminatori per la passione contagiosa e lo scarso rispetto dei programmi tradizionali.

Lei ha aiutato gli studenti a creare un supermercato all’interno dello scuola. Lui diverse micro-imprese già in grado di produrre utili. Entusiasti, creativi, allergici alle regole. Capaci di supplire con lo spirito di iniziativa alle carenze del sistema. Due italiani, insomma, così come se li immagina uno straniero. Quelli che, su una scacchiera in cui tutte le pedine si muovono in linea retta, sanno scartare con la mossa del cavallo. In una cosa il machiavellico Renzi ha ragione: l’italiano rassegnato, abulico e prevedibile di questi anni di crisi è peggio di un controsenso. E’ una controfigura che il mondo si rifiuta di consolare e finanche di comprendere. Il mondo è disposto a lasciarsi incantare, e all’occorrenza buggerare, soltanto dall’originale.

Massimo Gramellini
“Italiani da esportazione”
La Stampa
9 dicembre 2014

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