«Pfas, Lonigo e Sarego sopra limiti di legge»

Comunichiamo agli organi di stampa e alla cittadinanza che i risultati delle analisi effettuate su campioni d’acqua prelevati da pozzi privati nei comuni di Lonigo e Sarego nei mesi di settembre e ottobre 2014, presentano valori di concentrazioni di composti Pfas molto superiori ai limiti massimi di performance posti dall’Istituto Superiore di Sanità. In particolare il campione prelevato da un pozzo di Sarego e controllato dal laboratorio analisi di Acque Veronesi s.c.a.r.l. presenta picchi di circa 20 volte superiori a tale limite.

Inoltre le analisi eseguite su commissione dell’Ulss 5 su campioni prelevati a Sarego nei mesi da maggio a luglio 2014, e pubblicate nel sito internet del medesimo Comune, hanno dato riscontri superiori ai limiti massimi di performance in ben 8 casi su 11. Denunciamo pertanto il diffondersi di un atteggiamento volto a sottovalutare la gravità della contaminazione da Pfas e a sottostimare i potenziali effetti dannosi per la salute dei cittadini di questi pericolosi composti chimici.

Contestiamo, in particolare, le affermazioni dell’Amministrazione del Comune di Sarego riportate in un articolo pubblicato dal Giornale di Vicenza il 14 ottobre u.s. e riguardanti un asserito rispetto dei suddetti limiti da parte dei campioni prelevati a Sarego. Ricordiamo, invece, che il valore massimo di performance posto dall’Istituto Superiore di Sanità riferito alla somma delle concentrazioni dei composti perfluoroalchilici diversi da Pfos e Pfoa è di 500 ng/l (nanogrammi per litro d’acqua). I risultati delle ultime analisi pubblicate nel sito internet del Comune di Sarego, invece, segnalano concentrazioni che arrivano anche fino a 795 ng/l, sforando quindi di ben il 59% tale soglia massima.

Inadeguata risulta poi la definizione di “stringenti” riferita ai limiti raccomandati dal Ministero della Salute. Infatti si tratta di limiti di performance, cioè di obiettivo, che non possono essere quindi intesi come livelli protettivi per la salute e l’ambiente.

Ancora una volta assistiamo alla pesante devastazione dei beni comuni senza che la maggior parte degli amministratori locali abbia informato i cittadini di quanto stesse accadendo, preferendo invece minimizzare i fatti accaduti nonostante alcuni di questi composti siano ritenuti a livello mondiale sicuri agenti cancerogeni, e appoggiando soluzioni tampone che non risolvono il problema, come quella dei filtri applicati alla rete idrica, con cui si scaricano i costi della depurazione sugli inquinati e non sugli inquinatori.

Coordinamento Acqua Libera dai Pfas

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