Treviso, Gnocchi: «Peggio della Lega, solo il Pd»

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Dare a Gnocchi quel che è di Gnocchi: al consigliere comunale di Treviso, ex Cinque Stelle ora gruppo misto, Alessandro Gnocchi va dato atto di essere stato l’unico a condurre una battaglia senza se e senza ma contro il project financing della nuova “Cittadella della Salute”. Il centrosinistra al governo col sindaco Giovanni Manildo (Pd) e il centrodestra all’opposizione, Lega Nord in primis, hanno fatto fronte comune dopo che si erano scontrati, quando erano a parti rovesciate, prima del 2013: è il Partito Unico Sanitario di cui scrivevamo due settimane fa. Che abbia ragione o torto nell’ostilità al progetto, di recente affossato dal ricorso al Tar di una delle due cordate private perdenti, lui non si è spostato di un millimetro. Forte del fatto, certo, di non avere un passato politico, e quindi sostanzialmente nulla di cui rimproverarsi.

Anche se, inutile negarlo, ne è uscito sconfitto: il nuovo polo ospedaliero, non fosse stato per lo stop della giustizia amministrativa, avrebbe marciato spedito. E infatti non lo nega: «E’ vero, non ci fosse stato il Tar, la mia battaglia solitaria non avrebbe fermato l’ospedale». Bisogna dire che, solo contro tutti, non aveva chanches fin dall’inizio. Bisogna ringraziare la Maltauro&C? «Io sarei contrario a tutti questi ricorsi, una volta che si è presa una decisione andrebbe realizzata, ma essendo permessi dalla legge, ben vengano, visto che servono a ritardare un progetto sbagliato». Sbagliato, secondo Gnocchi, ab origine, nel punto nevralgico della finanza di progetto: «com’é tipico dei project financing all’italiana, i veri rischi sono a carico del pubblico. Considerando i sempre maggiori tagli alle spese sarà da verificare come faranno Regione e Ulss a sostenere l’impegno economico (circa 124 milioni di euro a carico del pubblico) per realizzare le strutture e per le spese di esercizio garantite alla cordata vincitrice per i prossimi circa 20 anni». Questo, aggiunge, «senza considerare eventuali “aggiornamenti” dei costi dovuti ai ritardi già accumulati o ad altri “aggiustamenti” in corso d’opera che in Italia non mancano mai». Eppure, un sistema più semplice e risparmioso, secondo i suoi calcoli, c’era: «il tasso interno di rendimento atteso dalla cordata vincitrice, pari al 7% circa, e lo “sconto” del 5% ottenuto sui servizi appaltati per i prossimi 20 anni, evidenziano ampi margini di risparmio che sarebbero stati possibili con un semplice mutuo a tassi di mercato, attorno al 3,5% da quanto ci è stato riferito in Commissione dallo stesso Direttore dell’ULSS 9, e con i ribassi d’asta che attualmente si conseguono sulle gare pubbliche, anche in conseguenza della “fame” di commesse dovute alla crisi: non è raro vedere ribassi del 20%».

Anche sul piano ambientale qualche preoccupazione rimane: «sono possibili contaminazioni derivanti dall’attività dismessa della ex Vetrelco e dei relativi impianti tecnologici, di riscaldamento eccetera, come messo in luce dalle osservazioni presentate all’Accordo di programma». Osservazioni cestinate dalla prima all’ultima dall’amministrazione trevigiana. Eppure, all’interno della maggioranza, sia nel Pd che fra i suoi alleati come Sel, i critici e gli scettici non mancano. Ma hanno preferito non scoprirsi. Omertà politica? «Più che di “omertà” parlerei di “disciplina di partito” o di “spirito di sopravvivenza”. Su questi grandi progetti, evidentemente, la giunta e buona parte della maggioranza devono seguire logiche che non sembrano negoziabili, e poco anche a che fare con le promesse elettorali. Eventuali dissociazioni da queste logiche implicherebbero un’instabilità della maggioranza tale da metterne a rischio la tenuta ed è evidente che l’ampio sentimento di delusione che si respira in città metterebbe fortemente in dubbio una possibile riconferma del centrosinistra a Treviso». Tradotto: avrebbero paura di perdere la poltrona.

Ma Gnocchi ne ha anche per il suo ex movimento: «Purtroppo mi sembra che il Movimento 5 Stelle non abbia granché contribuito al dibattito sulla questione della nuova Cittadella della Salute. Persino io e altri consiglieri comunali abbiamo cercato di sfruttare ogni strumento a disposizione per migliorare la situazione, inclusa la presentazione delle osservazioni all’accordo di programma. Invece non sono a conoscenza di osservazioni del Movimento». Strana sorte: proprio ora che non si trova più una sola parte politica che difenda il metodo del project financing nella sanità neanche a cercarlo col lanternino, quella che avrebbe più credenziali a osteggiarlo, secondo il fuoriuscito più noto della Marca non si è fatta viva. «In teoria si sono tutti “ricreduti” sul project. Ma alla verifica dei fatti, quando bisogna assumersi la responsabilità di cambiare rotta nel concreto, magari con un voto in Consiglio comunale, latita gran parte del coraggio che tutti mostrano a parole. C’è da dire che almeno dalla Lega di Treviso non ho sentito in consiglio comunale dire il peggio possibile del project per poi votare a favore del progetto della Cittadella. Lo stesso non si può dire per la maggioranza».

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