Apv, a questo Consorzio urge Bonifica

Al consorzio di bonifica serve qualche bonifica. Domenica 14 dicembre i 250 mila proprietari di qualsiasi immobile fra le province di Vicenza, Verona e un lembo di Padova sono chiamati a rinnovare i 20 consiglieri eleggibili con voto diretto sui 27 totali (i rimanenti sono nominati da Comuni, Province e Regione) dell’assemblea che regge il più grande dei dieci consorzi veneti, quello denominato “Alta Pianura Veneta” (Apv, ma ci sono anche i più piccoli Consorzi del Brenta e dell’Adige Euganeo). E’ un luogo comune diffuso parlarne come di un “carrozzone” che vive di soldi pubblici (11 milioni dei consorziati, altrettanti dalla Regione), ma come tutti i luoghi comuni, un fondo di verità c’é. Non nel senso che sia inutile, visto che la manutenzione dell’acqua che ne costituisce lo scopo primario è diventata, fra usi agricoli, vaste zone de-industrializzate e dissesto idrogeologico, un compito di altrettanto primaria importanza per tutti, mica solo per contadini e imprenditori. Il punto è che, volendo metterla in positivo, c’è parecchio da fare e migliorare. A partire dal bonificare qualche falla.

Una, voraginosa, è il cumulo di indagini giudiziarie sul bacino di laminazione da costruire a Trissino, gestito in toto dal consorzio Apv (a differenza, ad esempio, di Caldogno, dove è la Regione responsabile della realizzazione). Un’opera da 26 milioni di euro sul quale si sono accesi i riflettori di non una, ma ben tre Procure, di Vicenza, Verona e Venezia, e che ha portato a mettere sotto inchiesta nel 2014 da parte degli inquirenti berici un commissario esaminatore della gara d’appalto, Roberto Bin, e il responsabile del procedimento (Rup), Luca Pernigotto, accusati di turbativa d’asta e dimessisi l’anno scorso, e lo scomparso presidente Antonio Nani (concussione). A vincere il bando di livello europeo per un invaso da 3,5 milioni di metri cubi d’acqua era stato il “Consorzio stabile Medoacus” di Mestrino per 17 milioni di euro (cordata con la coop “rossa” Coveco, invischiata del Mose, e la scledense Idrabuilding Scarl, presidente Luigi Schiavo numero uno dell’Ance, i costruttori veneti). Di più: contro la propria esclusione ha fatto ricorso al Tar uno dei perdenti, il veronese Consorzio Stabile Europeo, e l’Apv ha fatto controricorso. Qui si apre già una prima questione: chi pagherà l’indennizzo che è possibile venga riconosciuto al ricorrente?

Un’altra, di carattere ambientale, riguarda l’altro bacino delle Rotte del Guà, quello a valle, più piccolo, a Tezze di Arzignano (900 mila metri cubi d’acqua). Nell’aprile di quest’anno, un candidato sindaco della città del Grifo allora in campagna elettorale, Giovanni Fazio, ha lanciato l’allarme sul rischio di mettere in pericolo l’abitato in caso di piogge intense. Causa: lo scavo di quattro metri di profondità sul greto del fiume per estrarre la ghiaia fa alzare la falda. Il sindaco Giorgio Gentilin, poi confermato, liquidò il tutto come polemica elettorale.

Ma non è finita. Sempre dalla Procura vicentina è stata attivata un’indagine sul direttore generale del Consorzio, Gianfranco Battistello, e sul già citato Luca Pernigotto ipotizzando a loro carico l’invasione di terreni, il danneggiamento e l´ingresso abusivo nel fondo altrui. La vicenda deriva dall’esposto di una famiglia, la Salviati di Vicenza proprietaria di terreni lungo il corso del torrente Agno-Guà al confine fra i Comuni di Trissino e Arzignano, che aveva denunciato lavori di sbancamento di cui non erano stati informati, e che gli accertamenti della Forestale avevano individuato come operazioni preliminari per il bacino svolte dal personale del consorzio. Nel marzo di quest’anno, ecco arrivare l’altra mazzata, i controlli disposti dai giudici veneziani proprio sul bacino di Trissino.

Poi c’è il problema trasparenza. Nel regolamento si trova scritto che quando un consigliere chiede l’accesso agli atti, deve fornire una motivazione. Una regola aggiunta che, come ognuno può facilmente intuire, lascia ampio margine di discrezionalità agli uffici se concedere o meno le carte. Su cifre e costi di chi gestisce la macchina, non va tanto meglio: sul sito web non si trovano – o meglio: sono nominati, ma non c’è alcun numero – né i bilanci né i compensi di presidente e vicepresidente (che comunque percepiscono 2100 lordi l’uno e 700 lordi l’altro, più i rimborsi chilometrici), ma solo, per obbligo di legge, quello del direttore generale: 109 mila euro lordi annui. Quanto ai consiglieri, prendono un gettone di 70 euro (il cda si riunisce due volte al mese, l’assemblea circa 8 volte l’anno).

Ad ogni modo, si sa che sui conti gravano 6 milioni e mezzo di euro di spesa per il personale, che corrisponde a 85 operai in campagna e una sessantina di impiegati, compresi i dirigenti. Una struttura corposa, dislocata in tre sedi (quella principale a San Bonifacio, altre due a Sossano e Thiene), che secondo alcune voci dovrebbero essere accorpate in un unico centro ex novo, e c’è chi pone come condizione la vendita di quelle esistenti. Come pare che fra gli associati Coldiretti delle due province, Verona e Vicenza, in passato non vi sia stato accordo se trasferire tutto a Sossano oppure no.

La Coldiretti, a detta del suo presidente vicentino Marino Cerantola, dispiega per le elezioni «i suoi uomini migliori». E ha invitato, con gran clamore di stampa, a recarsi alle urne per scongiurare il flop del 2005, quando votarono in meno del 10% degli aventi diritto. Ma forse c’è anche un altro motivo. La Coldiretti ha gestito in questi anni l’Apv, ed è l’organizzazione più forte e ramificata sul territorio. La volta scorsa ha vinto non di molto: questo giro, evidentemente, vuole una maggioranza bulgara. Di qui gli appelli anti-astensione e la novità dell’alleanza – oltre che ai già solidali artigiani – con Confindustria e Confcommercio. Una mossa non scontata e co un problemino di conciliazione d’interessi: gli industriali sono la categoria che, assieme alla politica e a molti comuni residenti menefreghisti e fregnoni, ha la responsabilità storica delle cementificazione che ha reso il Veneto una serra di capannoni vuoti. Urgono incentivi alla demolizione da parte della Regione, altrimenti siamo alle solite vuote chiacchiere.

E urgerebbe pure trovare un sistema di votazione più semplice, per invogliare la gente a scegliere fra le tre formazioni (Campagna Amica della Coldiretti, Acqua Agricoltura e Territorio e, solo in parte, la grillina Consorzio di Cittadini) che si contendono i voti in tre fasce di popolazione diversa: chi paga fino a 48 euro (la maggioranza, circa 210 mila elettori), poi da 48 a 270, e infine oltre i 270. Sarà un voto ponderato, che premia i possidenti e i grandi proprietari: la prima fascia elegge 5 consiglieri, la seconda 7, la terza 8. Tutto quel che occorre, insomma, per far passare la voglia di mettere piede ai seggi (qui l’elenco). Tanto più che un consorzio sconta il senso di estraneità fisiologico che porta il cittadino medio, soprattutto urbano, a disinteressarsi delle questioni idriche e del sottosuolo. E invece, com’è vera l’importanza del settore agricolo e delle imprese che vi lavorano, altrettanto importante è ricordare che il territorio dovrebbe essere una preoccupazione di tutti. Mica solo, con tutto il rispetto per le specifiche competenze, della Coldiretti o di un’altra associazione di categoria.

Anche perché, visto che siamo un popolo sanamente dialettico (per usare un eufemismo), anche all’interno di una realtà come l’Apv esiste una maggioranza (Coldiretti e alleati) e un’opposizione (lista Acqua Agricoltura e Territorio, finora denominata “Per pagare meno l’acqua”, ché poi è un’esigenza universalmente sentita, così come il suo risparmio). Uno può anche pensare che un consorzio di bonifica sia più o meno inutile, ma c’è, e finché c’è bisogna farlo girare bene. Come gira bene, ad esempio, Energie Venete, la controllata al 100% che gestisce le centraline idroelettriche, fattura 800 mila euro e dà un utile di 300 mila. L’acqua: fonte di vita, di energia e anche di soldi. Purché vengano amministrati e impiegati da chi sa maneggiarli. A maggior ragione perché sono pubblici, cioè nostri.

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