Storia di Orwell, osservatore scomodo

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Politicamente Orwell appartiene alla famiglia del laburismo britannico, ma con tratti d’indipendenza e spregiudicata franchezza che lo resero spesso sospetto in molti ambienti della sinistra europea. Conosceva le malefatte del comunismo perché le aveva scoperte sul campo combattendo contro i franchisti durante la Guerra civile spagnola. Come raccontò in Omaggio alla Catalogna, pubblicato dopo il ritorno in patria, i comunisti spagnoli, con l’assistenza dei loro consiglieri sovietici, si servivano della guerra civile per eliminare fisicamente anarchici e socialisti. Fu tra i primi a comprendere che la guerra civile non era più soltanto la battaglia dei repubblicani contro la Spagna conservatrice. Era divenuta il terreno in cui i partiti della Terza Internazionale, guidati dall’Unione Sovietica, stavano sperimentando la conquista del potere con la strategia dei fronti popolari.

Orwell era un eccellente giornalista, con grande capacità di osservazione e lunghe esperienze internazionali in India, in Birmania, in Francia. Ma era anche narratore, romanziere, saggista, e soprattutto autore di «operette morali» che appartenevano alla grande tradizione inglese della satira politica e sociale all’epoca di Jonathan Swift. Nel 1946 pubblicò La fattoria degli animali , una rappresentazione satirica della formazione dello Stato sovietico; e tre anni dopo dette alle stampe 1984 , una cupa descrizione del modo in cui lo Stato totalitario organizza e domina la vita, le coscienze e i sentimenti dei suoi sudditi.

Nei suoi anni giovanili era stato membro di un corpo della polizia imperiale, composto prevalentemente da indiani, che prestava servizio in Birmania; e quella esperienza aveva avuto l’effetto di renderlo sospettoso dell’autorità nelle sue diverse incarnazioni, dovunque e comunque fosse esercitata. Non gli piaceva il conformismo della destra, ma era altrettanto critico del conformismo della sinistra. Era convinto che tra la chiarezza del pensiero e l’efficacia del linguaggio vi è uno stretto rapporto. Intendeva dire che lo stile di un giornalista è tanto più elegante quanto più dice la verità. Era certamente un liberal-socialista, ma parlava sovente di se stesso come di un conservatore anarchico: una definizione che sarebbe piaciuta a Indro Montanelli.

Sergio Romano
“Storia di George Orwell scomodo liberal-socialista”
Corriere della Sera
13 dicembre 2014

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