Santa Boldrini protettrice dei Galan

La madre badessa del sinistrismo, impettita e affranta, ha parlato: l’arrestato e patteggiante Giancarlo Galan deve restare al suo posto di presidente della commissione Cultura (sic!) della Camera. Al giornalista Gian Antonio Stella che giustamente faceva notare l’intollerabile immobilismo dei posteriori galaniani sullo scranno, la presidente del terzo ramo del parlamento, Laura Boldrini, ha spiegato come peggio non si poteva il suo peloso garantismo finto-costituzionale.

L’altro giorno sul Corriere della Sera si è sforzata, la pia donna, di dare tutte le ragioni e le giustificazioni del mondo a chi vorrebbe vedere sloggiare l’inguardabile Galan da una carica abbinata alla “cultura”: «il Paese è sotto choc per l’inchiesta su Mafia Capitale, che segue l’Expo milanese e il Mose veneziano»; il suo «sentimento di indignazione… non si è per nulla affievolito», tanto che alla Camera ha deciso «la riforma delle retribuzioni dei dipendenti, i risparmi sul bilancio, la legge sul voto di scambio»; non sia mai dare fiato all’«antipolitica, descritta con toni giustamente allarmati dal presidente Napolitano», le cui cause a monte, tuttavia, non si combattono con la «produzione di nuove leggi», ma coi «nostri comportamenti». Per farla breve: avete ragione, ma non solo non c’è una norma che mi imponga di dare il benservito all’ex governatore veneto, ma è pure giusto che non vi sia, perché meglio di qualsiasi legge o leggina è il senso di responsabilità personale e morale di ciascuno. Perché, udite udite,

«il principio per cui il presidente della Camera e i presidenti di Commissione non possono essere dimissionati ha lo scopo di tutelarne il ruolo di garanzia».

Simpatica, la Mater dolorosa e lacrimosa: Galan garantirebbe tuttora non si sa bene cosa o chi, quindi vietato rimuoverlo. Garanzia: quando sentite questo vocabolo riferito a qualche potente, la fregatura è dietro l’angolo. Garantito al limone. Non paga, Nostra Signora di Montecitorio infila la citazione che dovrebbe zittire tutti: «dovrebbe bastare l’art. 54 della Costituzione, chiarissimo: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore“». Giusto e sacrosanto. Ma sommamente ipocrita. Perché se è risaputo che questa regolina della Carta non è niente più che un ammonimento caduto in disuso da decenni, farsene scudo come alibi per non invocare un’altrettanto semplice, ma più stringente, regoletta che faccia decadere automaticamente da certe cariche chi quell’onore l’ha perduto, è ipocrisia pura. Quella in cui eccelle da sempre suor Laura Boldrini, protettrice dei profughi e dei Galan.