Vicenza museum, affarone per Goldin

Premessa: questo articolo non soffre di pregiudizio contro i privati nella cultura. Soffre, semmai, del preconcetto verso l’eventuale sbilanciamento di vantaggi dal pubblico verso il privato. Cercheremo di mettere in fila dati e cifre sull’accordo sul circuito museale fra il Comune di Vicenza e la società Linea d’Ombra del critico-businessman Marco Goldin, e ognuno tirerà le sue conclusioni.

Il 26 novembre scorso i contenuti della delibera sulle mostre in Basilica Palladiana e a Palazzo Chiericati sono stati preannunciati specificando la parte riguardante il museo ospitato nel secondo. Sull’esposizione “Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento” in programma dal 24 dicembre, infatti, era già corso abbondante inchiostro promozionale. Sul Chiericati, invece, le cronache del giorno dopo hanno riferito di «un’operazione di stampo privatistico» (Goldin) ad alto tasso di «innovazione, una scommessa fuori dal conservatorismo» (vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, assessore alla Crescita). Al di là del comprensibile battage, Bulgarini ha avuto il merito di centrare il punto sostanziale: l’intesa è più simile a quelle «da privato a privato». Peccato che il Comune non sia un privato.

Per cominciare, bisogna dire che fino a questo istante in cui scriviamo non risulta documentato che la delibera e la convenzione tra Palazzo Trissino e Linea d’Ombra siano state protocollate. E manca solo una settimana all’inaugurazione della mega-mostra, conditio sine qua non per il corollario sul Chiericati di cui approfondiremo il do ut des. Per l’assessore Bulgarini questa tempistica last minute non costituisce problema, e se lo costituisse sarebbe colpa della solita burocrazia. Sarà.

Ma veniamo alla convenzione su “Vicenza museum”, fattaci pervenire senza prococollo proprio da lui, con una disponibilità non scontata che bisogna riconoscergli. Senza tanti schemini, slides e ghirigori, qui si trova l’essenziale per comprendere lo scambio. A Goldin si concede l’uso gratis del piano terra di Palazzo Chiericati, patrimonio Unesco, per la mostra su Antonio López García e dei locali sotterranei sui contemporanei italiani Piero Zuccaro, Giuseppe Puglisi, Matteo Massagrande, Silvio Lacasella (fino all´8 marzo) e su Piero Guccione (dal 14 marzo al 2 giugno). Tutte temporanee. Il Comune metterà a disposizione inoltre «i corpi illuminanti attualmente disponibili, gli arredi e le dotazioni necessarie all’esposizione delle opere d’arte», mentre a carico di LdO saranno «gli allestimenti, le movimentazioni, la grafica, le assicurazioni e il puntamento luci».

Il quibus – e il conquibus – sta però negli articoli 5 e 6 del contratto. Articolo 5: «LdO proporrà, a proprie spese, un’attività promozionale di vario genere», elencabile in quattro elementi: un roadshow, tour di 11 appuntamenti con stand informativi in alcune città italiane; un call center telefonico; segnaletica nelle strade, in particolare dei totem; un libretto divulgativo su tutte le attività presenti a Vicenza e collegate alle mostre nel periodo dicembre 2014–giugno 2015, in sostanza sulla grande mostra in Basilica, stampato in 900.000 copie distribuite soprattutto tramite il Corriere della Sera, con la Repubblica e con il Giornale di Vicenza.

Articolo 6: biglietto singolo e biglietto unico. Emessi – attenzione – da biglietterie gestite da Linea d’Ombra. Il primo, di 6 euro, sostituisce quello normale di Palazzo Chiericati (che è a 5, 35,5 e 2 euro a seconda degli utenti), e consente l’accesso a tutto il palazzo dal 24 dicembre 2014 all’8 marzo 2015. Di questi 6 euro, LdO versa alle casse comunali 3 euro, tenendosi dunque il 50%. Chi, invece, presenterà il ticket della mostra in Basilica, avrà diritto al biglietto unico a tariffa ridotta: 10 euro anziché 15, con 2 euro che andranno a LdO (meno l’aggio del 17,99% sui diritti di biglietteria), e 1,74 euro a Civita Tre Venezie (organizzatori di eventi) assieme alla cooperativa Verona83 (emissione ticket). Unico perché? Perchè, secondo quanto affermato pubblicamente da Bulgarini, servirà per visitare anche il Teatro Olimpico, il museo dei Chiostri di Santa Corona e il Museo Diocesano. Ma nel caso del Chiericati, varrà solo per la collezione permanente. Per i visitatori, si legge, «che vorranno completare la visita con le mostre temporanee sopracitate, sarà possibile acquistare a Palazzo Chiericati un biglietto ridotto emesso da Linea d’ombra (€3, incasso tutto a Linea d’ombra)». 10+3=13 euro. Di cui 5 a Linea d’Ombra. Coloro che acquistano il biglietto unico all’Olimpico, a Santa Corona o al Diocesano, non contribuiscono alla suddivisione di cui sopra.

Districandosi in questa batteria di numeri, emerge chiaramente che la logica è quella del success fee: il fornitore di un servizio riceve una percentuale fissa sul ricavo, quindi più il servizio ha successo, più guadagna. Nello specifico goldiniano, come se l’azienda X corrispondesse una quota di ciò che incassa per una consulenza promozionale realizzata dall’azienda Y. Ma è appunto di una consulenza, in sostanza, che si sta parlando. Perché il valore aggiunto che il Comune berico attribuisce a Goldin è il suo tocco magico nella comunicazione, non certo nella gestione della biglietteria o nell’eventistica in senso stretto. Difatti nella delibera si legge: «i potenziali mancati introiti derivati dalla corresponsione a Linea d’ombra di una piccola quota sul gettito del biglietto unico saranno certamente compensati dal valore dalle azioni di comunicazione operati dalla società». Quell’avverbio «certamente» deriva da un saldo, secondo l’assessorato positivo, frutto della comparazione fra i biglietti unici venduti fra dicembre 2013 e giugno 2014, e i 15 mila visitatori prudenzialmente previsti per il circuito museale, Goldin imperante.

Poniamo che andrà così. Il dubbio rimane: é equilibrata un’intesa fra un ente pubblico e un privato che dà al secondo un fisso del 20% (ma a seconda dei tipi di biglietto, anche del 50 o di quasi il 40%), utilizzando strutture a spese del primo? Bulgarini replicherebbe che è innovativo. Ma non è detto che tutto ciò che in-nova, che è diverso rispetto al passato, equivalga a migliore o conveniente per il bene pubblico. Specialmente perché a monte di tutto l’affare sta un Goldin che basa il suo business, Chiericati compreso, su una mostra in Basilica il cui costo non è pagato da lui, ma dalla Fondazione Cariverona (tramite la Fondazione Teatro guidata da Flavio Albanese). Visto che si è ancora in tempo per variazioni rispetto alla stesura definitiva all’ufficio protocollo, si è ancora in tempo per ripensarci. Ripensaci, Jacopino!