M5S, scoppia la grana Venezia

La scelta del candidato sindaco del M5S a Venezia? Riparte da zero, per volontà dello staff del blog beppegrillo.it; la novità che ha suscitato malumore, clamore ma anche sollievo tra gli attivisti divisi in due schieramenti opposti, ha assunto un volto preciso. Quello del congelamento dei tre nomi nomi usciti dalle cosiddette primarie dei banchetti. E come accade spesso nei Cinque Stelle, le divergenze non sono mai o quasi mai di natura «programmatico-politica», ovvero sulle cose da fare e proporre una volta seduti sui banchi della giunta o su quelli della minoranza. Ma sono tutte di metodo e soprattutto di natura personale. E mentre volano inevitabilmente gli stracci, c’è comunque chi ha già messo in azione la diplomazia interna. L’obiettivo? Una soluzione condivisa da trovare entro la fine di gennaio.

Del confronto o dello scontro in atto Vvox aveva già parlato il 2 dicembre preannunciando quello che sarebbe poi capitato. Ma in che cosa si sostanzierebbe esattamente la frattura? Per spiegarlo occorre riavvolgere il nastro del film andato in onda con i cosiddetti banchetti delle primarie che avevano portato gli attivisti della città di Marco Polo ad identificare tre persone che si sarebbero sfidate per la candidatura a sindaco in una città sotto i riflettori dei media mondiali per l’affaire Mose. Ne erano usciti tre volti noti fra la base del M5S: Antonio Candiello, Elena La Rocca e Davide Scano. Quest’ultimo, che come membro di uno dei consigli di circoscrizione della municipalità, per anni si è battuto contro la giunta dell’ex sindaco Giorgio Orsoni (centrosinistra), ed è un po’ il demiurgo del metodo dei banchetti. Avvocato, descritto dai suoi aficionados come molto preparato, puntuale, puntiglioso, pignolo e con un caratterino non facile, Scano era dato come favorito nella corsa a tre.

Sul fronte opposto però c’è il M5S cosiddetto di terraferma, nel quale spicca Luciano Claut, architetto, assessore al territorio nel comune “grillino” di Mira, probabilmente è l’uomo con la maggiore sagacia politica in seno al M5S veneto. Quest’ultimo fronte avrebbe espresso parecchie riserve sul metodo, perché in una città importante come Venezia, che potrebbe diventare capoluogo di area vasta, è bene che il candidato sia scelto con un criterio simile a quello identificato per le regonali: ovvero selezione sul blog da parte degli iscritti certificati e consultazione eventualmente allargata all’hinterland di Venezia. Per di più il Veneziano da sempre è l’area che subisce meno l’influsso del quartier generale a Cinque Stelle dove dominano la scena Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio; ma pare che quest’ultimo, in una col suo «terzo occhio», il fedelissimo Filippo Pittarello, la vera anima pulsante dello staff di beppegrillo.it, abbia giudicato più affidabile il percorso politico identificato da Claut. Di qui la decisione dello stesso staff di congelare la selezione dei candidati. Tuttavia questa frattura avrebbe avuto delle ripercussioni anche a livello parlamentare. Giacché, pur con mille distinguo, il deputato bellunese Federico D’Incà, altro onorevole del quale Casaleggio si fida non poco, avrebbe preso le parti di Claut. Mentre il deputato Marco Da Villa, punta di diamante del M5S a Venezia città, si sarebbe schierato con Scano col quale condivide una vicinanza politica e di amicizia di lungo corso.

Sullo sfondo però rimane l’aspetto dei rapporti personali, aspetto che nel M5S nove volte su dieci soverchia quello politico. Una cornice psicologico-politica che ha reso spesso incandenscente la selezione del candidato sindaco; basti pensare ai casi di Vicenza, Bassano e Rossano. Ed è in questa chiave che va cercata l’origine reale del dissidio. Da anni il rapporto personale tra Claut e Scano è pessimo. Differenza di carattere, differenza di approccio, differenza di personalità costituiscono il mix che, trattandosi di due tra le figure più influenti in seno al movimento, ha scatenato la inevitabile tenzone di cappa e spada. Nei confronti della quale però sarebbe già in corso una manovra di moral suasion diplomatica tutta interna al movimento della quale si è parlato molto a Roma. Sia a Montecitorio sia a palazzo Madama infatti il neocostituito organo di coordinamento, il cosiddetto direttorio, avrebbe fatto sentire il suo peso chiedendo con molta risolutezza a tutti di abbassare i toni. Pertanto le bocche rimangono cucite. Zitti i deputati, zitti i senatori, anche Scano rimane in silenzio. L’unico ad esprimersi è Claut che però rimane abbottonato: «In questo momento stiamo facendo una analisi molto articolata del percorso che ci dovrà portare ai prossimi appuntamenti elettorali. Ci stiamo confrontando a 360 gradi, a breve potremo essere più precisi perché la situazione è fluida».