Cacciari al Quirinale? Lui: no, grazie

La lista di nomi che, in vista delle dimissioni di Giorgio Napolitano, circola da giorni nei media, sembra ricalcare in buona parte quella che nel 2013 ha causato un dramma politico, obbligando per la prima volta un Presidente della Repubblica ad intraprendere un secondo mandato. Così ecco che a Renato Boraso, consigliere comunale per il centrodestra a Venezia, salta in mente un’ idea per provare a smuovere  la lenta corsa al Quirinale: «candidiamo Massimo Cacciari».

Tre volte sindaco, occhio attento alla questione settentrionale, critico a destra e a manca e per niente franco di cerimonie: il presidente di garanzia perfetto. «Dopo aver consultato molti amici riteniamo doveroso e necessario attivare un movimento di opinione che ci consenta di sostenere candidature quanto meno condivise dai cittadini», scrive Boraso in un appello pubblico inviato a tutti i gruppi parlamentari.

Peccato che il filosofo, raggiunto telefonicamente dal Corriere, non sembra aver apprezzato molto l’iniziativa. «Lei mi chiama per farmi commentare queste barzellette?», è la prima reazione di Cacciari. «No — declina l’investitura —. Non certo per demeriti, ma per la mia totale estraneità a ogni angolo di palazzo».