Bindi: «Oggi la mafia parla il dialetto veneto»

«La Mafia al Nord c’è. Che arrivi dalla Sicilia o che si chiami Camorra, ‘ndrangheta o chissà che altro, è una realtà con la quale tutti devono fare i conti. Veneto compreso». Esprime così le proprie preoccupazioni, in un’intervista al Corriere della Sera la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, commentando le vicende sulla malavita al Tronchetto che le indagini stanno portando alla luce in questi giorni. Indagini che profilano chiaramente l’uso di metodi d’azione intimidatori per assicurarsi il controllo della zona dell’ isola nuova, accuse che richiamano esplicitamente il concorso esterno in associazione mafiosa.

«Finora c’erano state delle avvisaglie anche nella vostra regione. Qualche operazione nel Veronese, ad esempio. Ma tutto sommato il Veneto sembrava una realtà meno infiltrata rispetto a Lombardia o Piemonte. Ora invece si scopre che non è così. La Mafia è ovunque ci siano i soldi. E il Veneto – sentenzia la Bindi – pur colpito dalla crisi economica, rappresenta ancora una terra di opportunità».

«La Mafia oggi sa parlare il dialetto veneto – continua la presidente della commissione antimafia, che a gennaio lavorerà proprio a Venezia sul caso – perché si avvale della complicità di persone che vivono lì e che non necessariamente appartengono alla malavita, mentre al Sud la Mafia ostenta la propria forza per suscitare paura, al nord si mimetizza, cerca di non farsi vedere. E non dimentichiamo il fattore più importante: è un sistema che favorisce l’omertà».

L’intervista si chiude con una stoccata a quanti minimizzavano la capacità della criminalità organizzata di infiltrarsi nelle zone d’ombra della società del laborioso Nord-Est: «In Veneto e nelle altre regioni del Nord c’é più omertà che al Sud. Solo che nel Meridione c’è un’omertà che si basa sulla paura, al Nord invece si cementifica sulla base del reciproco interesse economico».

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