Instagramers di tutto il Veneto, unitevi!

E’ di pochi giorni fa l’annuncio che Instagram, la photo-app creata da Kevin Systrom nel 2010 e oggi di proprietà di Mark Zuckerberg, ha raggiunto il traguardo dei 300 milioni di iscritti, superando Twitter. Il 2014 è stato l’anno del boom, con 100 milioni di utenti attivi al mese in più rispetto 2013 e ben 70 milioni di foto e video condivisi ogni giorno. Insomma, il “photo-social” spopola ovunque, grazie soprattutto alla passione degli utenti, che in tutto il mondo si sono organizzati in comunità “riconosciute ma non ufficiali” di Instagramers, o “Igers”, contrazione utilizzata proprio per evitare l’utilizzo esplicito del marchio.

Lorenzo “Celestalis” Cinotti è veneziano ed è uno dei fondatori dell’associazione Instagramers Italia e manager della comunità @igersveneto, che si occupa di organizzare iniziative, coordinando i vari gruppi locali e spiega così l’exploit della piattaforma: «Dietro al suo enorme successo c’è una comunità di utenti appassionati di fotografia a cui piace incontrarsi dal vivo per scattare foto insieme e che hanno iniziato a organizzarsi e a promuovere “instameet”.»

Difficile tracciare un identikit preciso dell’instagramer. «Attualmente in Italia ci sono circa 4 milioni di utenti attivi. Generalmente sono persone che provengono dal mondo creativo: fotografi, grafici, designer. Molti trentenni e quarantenni, quindi, ma anche giovanissimi.» I nativi digitali sono naturalmente facilitati nella comprensione dei nuovi strumenti digitali, ma come si può spiegare il funzionamento di Instagram a chi è meno esperto di nuove tecnologie? «In poche parole, funziona come Twitter, nel senso che è un social network asimmetrico: tu segui una persona che a sua volta può scegliere se seguirti o meno. Non come su Facebook, dove le “amicizie” funzionano biunivocamente. E’ un network in crescita costante e dove ancora vince la qualità: belle foto, poche polemiche, poco spam».

Come è stato per l’avvento di Facebook e Twitter, anche Instagram sta rivoluzionando il modo di comunicare a livello mondiale. «Ha sviluppato uno stile di fotografia completamente nuovo, che sta contaminando tutto il mondo della comunicazione: penso al formato quadrato che ricalca quello delle vecchie Polaroid, all’utilizzo di certi filtri che riproducono l’effetto delle foto vintage, alle panoramiche con una persona al centro, o al cosiddetto “foodstagram”, ovvero le foto dei piatti dall’alto.»

Il valore aggiunto del giovane social network è il suo zoccolo duro di patiti di fotografia, professionisti e aspiranti tali, ma la ribalta internazionale è legata soprattutto alla selfie-mania e alle tante star, che su Instagram pubblicano in esclusiva i propri autoscatti. Senza scomodare le celebrità di Hollywood, basta pensare a Balotelli o alla Canalis. Tuttavia, spiega Cinotti, «la moda dei selfie in un certo senso ha inquinato Instagram, che è strettamente legato all’esperienza. “Un’immagine vale più di mille parole” e noi instagramers attraverso le immagini raccontiamo il territorio e le emozioni che trasmette. Quando una star condivide un selfie non comunica granché, ma si sta mettendo in mostra -siamo arrivati all’assurdo, con vip che pubblicano foto l’uno dell’altro-, mentre la gente vuole delle storie, vedere le bellezze del mondo. Fortunatamente, Instagram sceglie di privilegiare e promuovere le community legate al territorio, rispetto agli account “pop”. Ci sono instagramer famosi che hanno centomila o addirittura un milione di follower e sono diventati più importanti di giornalisti o fashion blogger».

Questa repentina popolarità non poteva non suscitare l’interesse delle aziende. «Recentemente lo stilista Tom Ford ha dichiarato che una foto di Rihanna con addosso un capo di moda ha più capacità di penetrazione in termini di visibilità di qualsiasi rivista, sia cartacea sia online, e questo fa capire come Instagram ha cambiato i giochi. I 50 musei più importanti del mondo sono su Instagram, così come tutto il design, le case di moda, i maggiori enti turistici. Questo dal punto di vista del marketing è avvenuto per tre ragioni: perché è uno strumento prettamente visivo, per la sua portata –un “pubblico” di 300 milioni di persone fa gola alle imprese- e perché, rispetto ad altri social network, ha un alto “reach organico”, ovvero raggiunge gli utenti in maniera “naturale”».

Anche in Italia la comunità Instagramers è molto attiva e partecipata. In queste ore si sta chiudendo l’ultimo contest del 2014, intitolato #essenzadinatale. Una sorta di concorso nazionale, chiaramente gratuito e aperto a tutti. «La nostra associazione è senza fini di lucro e non ci sono premi in denaro. Le foto a tema più belle verranno premiate con un profumo omaggio, offerto dall’azienda partner in cambio della visibilità. In maniera simile, in occasione della mostra del fotografo Franco Fontana a Venezia, gli organizzatori hanno offerto ingressi omaggio alla mostra in cambio della condivisione di foto e tag da parte di utenti. Il nostro obbiettivo è solo questo: promuovere la fotografia mobile, attraverso la condivisione e l’incontro tra appassionati».