Marlane, Pietro Marzotto&C assolti

Pietro Marzotto e i dirigenti dello stabilimento Marlane Marzotto di Praia a Mare che produceva capi di vestiario,, non sono responsabili dei tumori che negli anni hanno tolto la vita a 107 operai. Gli undici imputati, tutti dirigenti e responsabili d’azienda del gruppo vicentino Marzotto erano indagati per omicidio colposo, lesioni gravissime, omissione dolosa di cautele sul lavoro e disastro ambientale ma sono stati tutti prosciolti da ogni accusa perchè «il fatto non sussiste» e per «insufficienza di prove».

La sentenza mette fine ad una pagina lunghissima di storia industriale italiana, che legava da Nord a Sud il Veneto (dove però la Procura ha messo ancora nel mirino gli stabilimenti Marzotto), la Campania e la Calabria. Secondo le accuse lo stabilimento “Marlane” di Praia a Mare,  di proprietà della Marzotto dal 1987, aveva compromesso non solo la salute degli operai, ma anche l’ambiente circostante.

Niente di tutto questo, una camera di consiglio rovente, durata più di dieci ore, con l’esterno del tribunale gremito di lavoratori in protesta, ha consegnato una sentenza di proscioglimento nonostante lo sgomento e l’incredulità dei famigliari degli ex operai e degli avvocati delle parti civili: i Comuni di Praia a Mare e Tortora, il WWF, Legambiente, Medicina Democratica, e la stessa Regione Calabria. Tra i primi a sollevare dubbi, l’avv. Rodolfo Ambrosio legale di Legambiente: «E’ strano questo esito perchè le vittime sono state anticipatamente risarcite. Come si fa a pagare un indennizzo e poi assolvere qualcuno che è causa di quel risarcimento danni? Certamente non mi aspettavo una assoluzione, mi sembrava abbastanza palese che le responsabilità ci fossero tutte e fossero chiare». Le motivazioni saranno pubblicate tra 90 giorni.

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