Tre milioni d’italiani su Change.org

Change.org è ormai la principale piattaforma italiana per le mobilitazioni d’opinione. Battaglie di ogni tipo – alcune assai sensate e colme di significato, altre più leggere – si susseguono fra le pagine del sito creato ormai sette anni fa negli Stati Uniti da Ben Rattrey. Anche in Italia – da sempre patria delle petizioni – le cose sembrano andare per il verso giusto.

Il portale ha infatti appena toccato quota tre milioni di utenti. Un’impennata notevole rispetto ad appena due anni e mezzo fa, quando lo sbarco tricolore ne raccolse 136mila. Oltre agli utenti sono i risultati raggiunti a fare la differenza per una piattaforma del genere: nel 2014 sono state dichiarate concluse con esito positivo 88 petizioni, piccole o grandi, che portano il conteggio a 317 dal 2012.

A livello internazionale gli utenti– cioè chi ha firmato almeno una petizione ed è incluso nella newsletter settimanale – sono invece 80 milioni sparsi in 196 Paesi. Change.org ha fra l’altro rafforzato il proprio staff in una ventina di territori-chiave. Tornando in Italia, le petizioni attive sono 9mila: Roma, Milano e Bologna le città più vivaci e anche, insieme a Torino ed escluso il capoluogo emiliano, quelle che firmano di più consentendo alle campagne di decollare.

Change.org è una piattaforma di vero cambiamento sociale che dà a chiunque la possibilità di creare attenzione e mobilitazione intorno alla propria petizione – spiega Salvatore Barbera, direttore delle campagne in Italia – la forza di Change.org sono i nostri utenti, che ogni giorno decidono di sostenere una causa piuttosto che un’altra, alimentando una grande macchina di democrazia partecipata. Spesso le petizioni da sole non bastano a cambiare le cose ma in tanti casi sono il fattore decisivo che convince i decisori pubblici a prendere o cambiare determinate decisioni, o quantomeno a rendere conto ai cittadini del proprio operato”.

La notizia nostrana arriva oltre tutto dopo l’annuncio di qualche giorno fa: 25 milioni di dollari raccolti da finanziatori del mondo tech, media e business che si sono unite alla Omidyar Network, la società fondata da Pierre Omidyar di eBay che ha guidato il terzo round d’investimenti sul sito di petizioni online. “Stiamo costruendo il più grande network mai creato di persone impegnate nel cambiamento sociale – ha commentato Rattray – abbiamo l’opportunità di trasformare la partecipazione civile a livello globale“.

Dai diritti civili alla salute, dalla politica alla scienza e alla cultura, sono tante le battaglie transitate in questi anni su Change.org: da quelle lanciate da don Luigi Ciotti e dalla sua Libera o Luigi Manconi e Mina Welby per rimanere dentro i confini alla campagna per le telecamere indossabili destinate ai poliziotti statunitensi.

Simone Cosimi
“Change.org, in Italia lo usano tre milioni di persone”
www.wired.it
19 Dicembre 2014

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