Cultura, dopo Goldin la morte

La notizia è che il Comune di Vicenza è entusiasta dell’accordo firmato con Linea d’Ombra, la società di Marco Goldin, per valorizzare i musei della città. In linea teorica sarebbe tutto perfetto: da oggi Marco “Di Trionfo” Goldin non si limita più alla grande mostra in Basilica, ma gestisce anche gli eventi collaterali nei musei cittadini. A partire proprio dalla Pinacoteca di Palazzo Chiericati. Ma esperti e appassionati della vita culturale vicentina non sono affatto convinti che le cose andranno proprio così. E i primi segni, che vi raccontiamo, sembrano darci ragione. «Con questa novità spingiamo le persone a vedere anche i musei civici oltre che la Basilica», hanno spiegato al Comune, presentando il progetto con l’assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci. Ma possiamo tradurlo anche in modo diverso: Vicenza fornisce altro business a Goldin e soprattutto altro potere, affidandosi ciecamente a lui.

Tutto è cominciato a Palazzo Chiericati, con le mostre temporanee che hanno aperto la stagione. Vero che hanno rivitalizzato il museo, ma Linea d’Ombra ha fatto togliere quasi tutte le opere vicentine ospitate al piano terra di Palazzo Chiericati. Niente da dire dal punto di vista formale: la Pinacoteca è in restauro e lo spostamento è giustificato. Resta il fatto che sul fronte del palazzo, appena restaurato, sono stati sistemati i dipinti meno conosciuti. Mentre i veri capolavori (Tiepolo, Tintoretto, Veronese, Paolo Veneziano) sono stati sfrattati per far posto alle mostre temporanee.

Perché non lasciare i Tiepolo e Tintoretto invece che i quadri meno importanti? Uno dei motivi, forse il principale, è che l’allestimento del piano nobile è permanente, mentre quello delle sale dei Tiepolo e Tintoretto era provvisorio. Ma a noi viene in mente anche una ragione più cattiva o comunque meno logica: perché Goldin ha voluto puntare tutto sulle opere scelte da Goldin. Senza rischiare di essere oscurato da opere che appartengono a Vicenza e niente hanno a che fare con lui.

I problemi di questa scelta però ricadono su Vicenza. Possiamo riassumerli in tre punti principali. 1) Le mostre devono valorizzare la città, non solo l’evento chiave. Col nuovo sistema il Comune e Goldin fanno incassi e portano persone, ma di vicentino valorizzano solo il contenitore. Possibile che non si potesse fare di meglio? 2) I musei cittadini perdono peso e indipendenza: basta pensare che la direttrice, Maria Elisa Avagnina, è andata in pensione da tempo e il suo posto è ancora vuoto. Ma senza un vertice pensante non c’è futuro. A chi piace una città comandata dai soliti pochi, anzi pochissimi? 3) Nella prima mostra che ha inaugurato la Basilica, i nuovi spazi di Palazzo Chiericati erano stati sfruttati per esporre quadri dei musei cittadini. Il traino di Goldin spingeva le persone ad apprezzare il patrimonio cittadino. Da allora più niente. Perché?

Probabilmente una risposta c’è: il Comune spiegherà che si faranno grandi cose non appena terminato il restauro completo di Palazzo Chiericati. Ma la realtà è un’altra: da quando tutta l’attenzione viene riservata alla Basilica, l’intera città culturale è finita nel dimenticatoio. Tutti i musei, dal Risorgimento al Naturalistico di Santa Corona, sono lasciati a loro stessi, costretti a fare i salti mortali con i pochi soldi a disposizione. Conservatóri e personale delle sedi distaccate fanno davvero l’impossibile con i mezzi che hanno, ma il problema è a monte: servirebbe un coordinamento vero, che spinga le persone a vedere, scoprire, apprezzare. Ma non c’è, perché manca un progetto generale capace di guardare lontano.

Succede quel che si temeva già qualche anno fa, quando Goldin divenne il vero motore del Comune: lui detta l’agenda delle mostre vicentine e punta soprattutto a far decollare la sua. Logica perfetta, dal suo punto di vista. Ma per la città non ci siamo. Qui è il Comune che dovrebbe darsi da fare. Altrimenti cosa resterà dopo Goldin? Quello che che dovrebbe essere il motore della vita culturale cittadina, oggi è un motore arrugginito, abbandonato nel fondo di un garage. Manca la struttura dirigenziale, mancano le persone per valorizzare progetti e idee. Al Comune probabilmente questo non interessa, un po’ perché è convinto di averle tra i suoi politici. Un po’ perché si trova bene affidandosi a Goldin.

È un modo di ragionare che non ha una vera visione del futuro. Con Goldin arrivano soldi, ma la cultura della città non pensa e non cresce. Da questa punto di vista, l’uomo somiglia al comandante del Titanic: al comando verso il suo obiettivo e tutti gli altri dietro, felici del viaggio. Ma diversamente da Edward Smith, che affondò con la nave, lui ha un piccolo motoscafo che lo accompagnerà verso altre navi ben prima del naufragio.