Verona, Forza Italia: «Modello Tosi finito»

A Verona la sentenza Giacino e la sentenza Tartaglia stanno lasciando il segno. La maggioranza di centrodestra del sindaco leghista Flavio Tosi, costruita nel 2010, emette sinistri scricchioliii di cedimento. Le opposizioni sono sul piede di guerra: Pd e M5S sparano a palle incatenate e chiedono le dimissioni del primo cittadino. Dalla società civile lo stesso avviene dagli arcinemici storici di Veronapulita.it. Forza Italia, anche questa in minoranza, col capogruppo Daniele Polato è pronta a concedere una breve finestra temporale per «discutere seriamente di alcune questioni dirimenti come Tav e beni demaniali, ma il tempo è agli sgoccioli». Sullo sfondo rimane il cosiddetto “modello Tosi”: quel mix di presenza sul territorio, cooptazione e ferrea gestione del potere che fino a qualche anno fa permetteva al sindaco di essere considerato uno dei pesi massimi del centrodestra veneto. Ora non più, secondo Polato.

E’ un terremoto?
Le sentenze sul caso Giacino e sul caso Tartaglia hanno fatto rumore. Io sinceramente rimango garantista, ho sempre avuto un rapporto cordiale ed umano con entrambi. Tartaglia come general manager dell’Agec, l’istituto delle case popolari, ha lavorato bene a mio avviso. Ma non mi permetto di entrare nel merito dei processi visto che quello è il lavoro dei magistrati.

Cosa cambia politicamente rispetto a ieri?
Da mesi ormai Verona è lasciata in un vuoto amministrativo che è la conseguenza della grande attenzione dedicata da Tosi al suo progetto nazionale. Le conseguenze sono tremende per Verona. Con questi scandali in giro per l’Italia tutta la politica ci sta facendo una figura pessima, non mi nascondo dietro ad un dito.

E quindi in giunta come vanno le cose?
La giunta è in una sorta di cul de sac continuo. Ferma è la partita sul riassetto urbano della città, siamo tenuti ai margini del tavolo relativo alla Tav, agli incontri multilaterali con Guardia di Finanza e Demanio per la partita sulle caserme siamo addirittura assenti. All’assessorato al territorio è stato piazzato l’ex segretario comunale Francesco Marchi, che è persona degnissima ma non può avere il passo di un urbanista. E nel frattempo la città va avanti per inerzia.

Perché?
Il sindaco è mentalmente scollegato dal territorio. E lo è pure praticamente. Noi sui grandi temi siamo pronti a discutere, ma se permane lo stallo non ci va bene. Non siamo disposti ad andare avanti così sino al 2017, anno in cui la consiliatura termina. Per cui ad un certo punto il sindaco dovrà assumersi le sue responsabilità e ragionare anche in termini di eventuali dimissioni. Lo dico chiaro.

E i veronesi che pensano?
I veronesi non sono contenti. Provi andare in un mercato e chiedere per esempio un parere sul cosiddetto cimitero verticale. La gente è stufa tanto che alle ultime elezioni europee il consenso di Tosi è sceso al lumicino. Il cosiddetto modello Tosi, a patto che sia mai esistito, oggi è evaporato. Quindi il sindaco ne prenda atto. L’amministrazione non c’è più.