Longevità, la ricchezza non fa a vivere più a lungo

La giapponese Misao Okawa, 117 anni il prossimo marzo, e l’americana Gertude Weaver, nata il 4 luglio 1898, sono gli unici due esseri umani ad aver attraversato tre secoli di vita, nati nel XIX e ancora vivi nel XXI. Il giapponese Sakari Momoi, nato il 5 febbraio 1903, è invece il maschio più longevo in vita: 111 anni. Anche l’Italia ha un record, «di massa» questa volta: a Villagrande Strisaili (Nuoro) vivono uomini tendenti a superare il centenario.

Gli ultimi mesi del 2014 hanno visto il tema della lunga vita come dominante in letteratura scientifica, con alcuni studi che hanno aperto prospettive interessanti. La salute diventerà problema più da Banca mondiale che da Organizzazione mondiale della sanità. Ed il mondo anglosassone coglie con più attenzione di altri il fenomeno, perché lo tocca con mano sapendo che non sempre la ricchezza porta con sé buona salute e longevità. Giapponesi e italiani sono da tempo abituati a vivere a lungo e la scienza ha solo di recente scoperto che per lo più dipende dall’ambiente, dall’alimentazione, dagli stili di vita. Non si tratta solo di firma genetica.

L’aspettativa di vita è cresciuta nel mondo mediamente di sei anni (6,6 per le donne e 5,8 per gli uomini) dal 1990, passando da 65,3 anni a 71,5 nel 2013. I motivi fondamentali sono la riduzione dei tassi di mortalità da malattie cardiovascolari e infettive. Se il trend continuerà, entro il 2030 l’aspettativa di vita globale salirà a 85,3 anni per le donne e 78,1 per gli uomini. Limiti che Giappone e Italia hanno già toccato. L’oncologo Umberto Veronesi, 90 anni nel 2015, aggiunge un suo segreto: «Una caratteristica dei longevi è il desiderio di guardare oltre, scoprire che cosa accadrà domani, o nelle prossime ore. La curiosità, l’interesse, spingono a vivere».

Tags: