Vicenza, «Tav anti-democratica senza voto»

A Vicenza non capita certo spesso che la commissione Territorio del Comune si debba tenere nella sala del Consiglio comunale per poter ospitare un numeroso pubblico di rappresentanti di associazioni e cittadini, presenti non solo per ascoltare ma in attesa del loro turno per esprimere una grande quantità di osservazioni. L’argomento trattato è la Tav a Vicenza e il progetto presentato dall’amministrazione suscita grandi preoccupazioni. E’ evidente allora una grande domanda di partecipazione che permetta ai cittadini di essere parte attiva in questa scelta che potrà cambiare per sempre il futuro della città.

Lo statuto comunale all’art. 29 prevede l’istituto del referendum consultivo su materie nelle quali il Consiglio comunale o la Giunta hanno competenza deliberativa e riguardanti gli interessi dell’intera comunità. Le opere che riguardano la Tav avranno un impatto che modificheranno radicalmente e per sempre la vita nella città e per questo i cittadini, tutti, dovrebbero essere posti davanti alle conseguenze di un tal progetto, sia positive che negative. Una serie di grandi lavori che modificheranno profondamente tutto il territorio adiacente alla ferrovia Mi-Ve e che se di vantaggi ne porteranno questi in ogni caso si manifesteranno solamente a lavori ultimati. Si intuisce allora che data la loro grandezza una volta inziati i lavori non si saprà quando termineranno né quanto costeranno e nel frattempo tutta la città vivrà per lungo tempo disagi di ogni tipo che abbasseranno notevolmente la qualità della vita. Ecco quindi che in un bilancio costi-benefici, a mio avviso, si deve tener conto anche di questo.

Non c’è allora argomento più delicato ed importante che debba essere sottoposto ad referendum consultivo, tanto più che questi lavori non risulta abbiamo fatto parte della campagna elettorale del nostro sindaco quando è stato votato dalla maggioranza di chi è andato a votare. Ci sono al momento, solo due impedimenti tecnici ed uno etico e morale che impediscono lo svolgimento, in tempi brevi, della consultazione popolare: i primi due riguardano l’ancora mancata approvazione del Regolamento che disciplina il referendum e l’obbligo di svolgerlo in concomitanza con altre elezioni, impedimenti di facile e semplice risoluzione in quanto nulla di tecnico impedisce al Consiglio comunale di provvedere in tempi brevissimi alla loro sistemazione. L’impedimento etico e morale riguarda proprio la volontà reale per rimediare i primi due e quindi di permettere lo svolgimento del referendum in tempi relativamente brevi.

Mi sembra fuori ogni ragionevole dubbio che un’opera di tal portata debba avere il parere preventivo dei cittadini, a suo tempo il Sindaco si è dato un gran daffare per far approvare all’inizio di quest’anno il nuovo statuto comunale, primo in Italia a prevedere i referendum consultivo abrogativo e propositivo senza quorum e mai come adesso è giusto il momento di usarlo questo strumento e darsi da fare per togliere i paletti che lo impediscono. Qualche anno fa il sindaco Achille Variati organizzò una serie di assemblee pubbliche nei quartieri per sentire il parere dei cittadini su come spendere qualche centinaia di migliaia di euro nel territorio, mi sembra allora ancora più importante e decisivo sentire preventivamente tutta la città su questi lavori che di euro supereranno i 5 miliardi. Se invece tutto verrà deciso come al solito di autorità e di incompetenza, sarà innanzitutto uno schiaffo alla democrazia e si corre molto forte il rischio di veder nascere, dopo anni di lavori stressanti e costosi a dismisura, qualcosa di molto peggio di quell’insulto alla ragione e alla città che è la vergogna di Borgo Berga.

Eugenio Berti
Comitato Più Democrazia