Ex infiltrato nei Casalesi: «A Padova un villaggio legalità»

Una storia di ordinario coraggio quella di Rocco Ruotolo, imprenditore edile originario di Lioni nell’Irpinia (Avellino) e per decenni residente a Padova. Nel 2010, in piena crisi del mattone, Ruotolo è costretto a rivolgersi alla sedicente finanziaria Aspide, un’attività con sede a Mestrino ma legata al clan dei Casalesi e al cui vertice siedeva il boss Mario Crisci. Gli propongono un prestito da 300 mila euro con un tasso d’interesse del 20% mensile. Ne accetta 27 mila, e a quel punto iniziano le ingerenze nell’attività dell’azienda.

«Cominciano subito a mettermi in difficoltà – spiega Ruotolo al Mattino di Padova -. Cercano pure di aggredirmi. Poi pretendono che accompagni da loro altri “clienti”… Sono violenti, non ce la faccio e così decido di chiedere aiuto alla Direzione investigativa antimafia, firmando la denuncia nel settembre 2010. È allora che inizio a fare l’infiltrato». Dopo ben 8 mesi sotto copertura scattano gli arresti per ben 25 persone: la banda di Mario Crisci è sgominata, e per Ruotolo e famiglia si apre un periodo sotto protezione in un’altra regione.

Ora Ruotolo vuole tornare a Padova: «Sono proprietario di alcune villette a Maserà in via Conselvana. Ho pensato di metterle a disposizione per creare un centro destinato a promuovere la cultura della legalità attraverso convegni e seminari, ma anche per aiutare testimoni di giustizia e piccoli imprenditori vittime dell’usura, gente che ha bisogno di una mano per iniziare una nuova vita. Con una metafora: dare la canna per pescare a chi ne ha bisogno. Non dimentichiamo che alcuni miei “colleghi” testimoni si trovano in mezzo alla strada».