Diario natalizio dalla Gallia a Vicenza

Erano tre anni che non tornavo in Italia, nella natia Vicenza, per passare il Natale. Questo il mio diario.

Sabato 20
Dopo 12 ore di viaggio, durante le quali ho sconfitto, nell’ordine: coda di 15 chilometri per raggiungere il traforo del Frejus, chiusura del traforo stesso per rischio incendio e nebbia sulla Torino-Piacenza-Brescia, arrivo a Vicenza accolto da una volante della Polizia di Stato, che mi taglia la strada spostandosi improvvisamente dalla corsia di destra a quella di sinistra, senza segnalare lo spostamento con quell’oscuro oggetto di cui sono dotati tutti i veicoli a motore che si chiama freccia. Il buongiorno si vede dal mattino.

Domenica 21
In famiglia, pranzo spettacolare di mamma Franca/Camilla. Dove trovi il tempo e le energie per cucinare nonostante la non stop d’apertura del negozio resterà per sempre un mistero. Il Toro batte 2 a 1 il Genoa e vado a letto felice.

Lunedi 22
Io, Lucille ed i bambini ci lanciamo a spada tratta nell’arena del centro storico per il rituale acquisto dei regali natalizi. Facciamo file alle casse di tutti i negozi, inevitabilmente mi dico che la crisi in Italia è nera solo per alcuni, per i soliti.
Aperitivo con l’adorata Barbara, donna splendida dotata di cervello fuori dal comune. Perla rarissima e preziosa!
Fine pomeriggio da Mopi per l’aperitivo, per abbracciarlo, per testimoniargli che aveva ragione (lui capirà) e per dirgli che se lo hanno definito un ultras, tifiamo, nonostante la sua fede giuventina, per la stessa squadra.
La sera pizza, la diavola, la mia preferita, ottima ed abbondante. Uscendo noto la coda di persone in attesa alla cassa per avere un tavolo, nel parcheggio, rassemblamento di macchinoni, dev’essere la crisi mi dico…
La giornata si chiude a casa di Baldo, che mi aggiorna sugli amici musicisti e sul Bocciodromo Jazz Club. Cari amici del Bocciodromo, confermo il mio apprezzamento per quel che avete fatto di quel luogo abbandonato (il mio concerto da voi con Marco Pandofi resterà per me il più bello del 2014), mi permetto pero’ di dirvi che stipulare accordi con il nemico ha un costo e la fattura, salatissima, è arrivata, ora temo dovrete pagarla. Comunque vada a finire, per quel che vale, tutta la mia stima e la mia solidarietà.

Martedi 23
Spesa di prodotti italiani introvabili o costosissimi in Francia, supermercato pronto all’implosione, dev’essere la crisi.
Pomeriggio a spasso per la “Festa dei Oto” allestita tardivamente nel centro storico (mancavano solo i Boris, i Rizzi ed il Brucomela ma ho mangiato la fritoea).
Non ho visitato la mostra in Basilica, il titolo, tra l’allucinante ed il ridicolo, mi ha indisposto e messo di pessimo umore.
Fortunatamente mi son fatto due risate con l’esilarante trasmissione di Rai3 Ballaro’ (un sospiro di sollievo nell’apprendere che Pippo Baudo è ancora vivo). Una conferma: il giornalismo italiano è creatura defunta.

Mercoledi 24
Caffé mattutino con gli occhi ed il sorriso meravigliosi di Daniela, poi a pranzo con Ross, amico fraterno, alla Quercia. Rivedo dopo anni Enrico e la Betta, si unisce a noi l’amico batterista Lorenzo. Finale con caffé alla Prugna. 10/10 di pura goduri.
La sera cenone in famiglia, colpo del KO.

Giovedi 25
Pranzo senza eccessi ma gustosissimo. Pomeriggio patavino per abbracciare Danilo. Mi manchi fratello, non sai quanto! La sera ultima cena con mamma e papà, confermiamo l’intenzione di ripartire con un giorno d’anticipo causa. Possibili nevicate il 27…

Venerdi 26
La macchina è strapiena ma riusciamo ad entrare tutti e quattro, il pieno di carburante è fatto (quasi 15€ più caro che in Francia). Ultimo abbraccio ai vecchi e si parte, si torna a casa, quella vera.

Penso che per qualche anno passerò il Natale altrove, invitando la famiglia italiana a raggiungermi, verro’ magari per il Jazz Festival in maggio, l’impatto sarà meno invasivo. Più o meno tutte le persone incontrate mi hanno chiesto come ho trovato Vicenza, dopo riflessione, posso rispondere senza esitazione alcuna: «Vicenza è sempre uguale: bellissima, snob, borghese e provinciale. Vicenza insomma».