Veneto, l’erba (della signora Maria) è salva

Nata tra le polemiche, la norma che dovrebbe mettere un tetto al tipo e alla quantità di erbe raccoglibili da appassionati e professionisti, potrebbe non vedere la luce durante questo ultimo scorcio di un consiglio regionale del veneto che scadrà nella primavera del 2015. Insomma potrebbe essere affossata.

In realtà la proposta era giunta dal presidente della commissione agricoltura Dario Bond di Fi. Primo firmatario è un suo compagno di partito, il consigliere veronese Davide Bendinelli. Il provvedimento allo studio di palazzo Ferro Fini vorrebbe distinguere due tipi di raccolta: quella non commerciale, sottoposta a semplici limiti quantitativi, e quella a fini di vendita, che dovrebbe essere consentita solo a chi si iscriverà al registro regionale degli operatori abilitati e potrà esibire il relativo patentino quinquennale.

In realtà il provvedimento ha fatto il giro dei borghi, delle contrade, dei piccoli paesi del Veneto, dove la raccolta delle erbe non è solo parte della tradizione rurale, ma costituisce un vero e proprio legante sociale, un ponte tra natura, comunità e cucina. Tarassaco conosciuto come «pisacan», ortica, bruscandolo, «carletto», camomilla, mentuccia sono soltanto alcune delle «erbette» che da secoli costituiscono la base per ricette culinarie, spiriti, decotti, preparati, odori vari di ogni genere. Ad ogni modo la norma che ne limita la raccolta non è piaciuta ad una vasta platea, tanto che appena dopo la metà di novembre la discussione si è impantanata in aula che l’ha rispedita dritta dritta in commissione per un ulteriore approfondimento. A prendere le distanze dal provvedimento sono stati principalmente Pd e Lega con altri gruppi più piccoli. Proprio quest’ultima, col presidente della commissione ambiente Nicola Finco, si sia resa conto che la norma andava a toccare una pratica comune e ancestrale, che avrebbe potuto avere ripercussioni pesante a livello elettorale.

Non è un caso che in aula il consigliere del misto Giovanni Furlanetto si sia messo ad aurlare «ma non possiamo mica costringere la signora Maria a farsi il patentino per andare a brucandoli!». Forza Italia, con la maggioranza che sostiene la giunta sempre meno coesa, ha incassato il colpo in silenzio. E quello che si preannunciava come un semplicissimo passaggio consiliare ha finito per aumentare i dissapori in seno al centrodestra, dove lo stesso governatore Luca Zaia avrebbe fatto sapere di non gradire una norma così «divisiva» a pochi mesi dalle elezioni, tanto da suggerirne un temporaneo, forse perenne, accantonamento.