Mr Ramone a Torri, due generazioni di rock

Un’ondata anomala di rock dall’America è giunta a riscaldare il Nordest, sfidando il vento glaciale dalla Russia di questa fine 2014. Al Palavillanova di Torri di Quartesolo, a Vicenza est, è andato in scena lunedì sera 29 dicembre il concerto di Marky Ramone affiancato dalla tribute band Wardogs.
Marky, al secolo Marc Steven Bell, classe 1956, è stato il secondo –e più longevo- batterista della band newyorkese fondata dai compagni d’armi Joey, Johnny e Dee Dee Ramone, oggi scoparsi. Insieme ai Ramones, Marky,con i suoi tempi “speed” in quattro quarti e il suo inconfondibile groove grezzo e dirompente, hanno condizionato il sound di ogni band punk e hard rock dagli anni ‘80 ad oggi. Senza i Ramones non avremmo avuto i Green Day, i Rancid, i Black Flag, gli Offspring e chissà quanti altre band a loro volta entrate nell’Olimpo del rock.

Dopo oltre 35 anni di onorata carriera da punkrocker, il destino – e i bravi organizzatori della Festa del Panin Onto – ha portato Marky e i prodi Wardogs a Vicenza, per il concerto conclusivo di un anno importante, quello del quarantesimo anniversario della fondazione della sua prima, storica band.
In attesa dell’inizio del concerto, i primi spettatori si riprendono dal freddo sorseggiando vin brulè e curiosando per la mostra dedicata alla band newyorkese allestita all’interno del palazzetto, con dischi, poster e vari memorabilia a tema Ramones.
La serata al Palavillanova, resa possibile dall’impegno di un esercito di oltre cento volontari, non è stata solo un happening per i punk nostrani, ma soprattutto una festa a sostegno di una nobile causa: l’intero ricavato della tre giorni musicale, curata dall’associazione Mondo di Colori, è stato infatti devoluto al Dipartimento di nefrologia, dialisi e trapianto renale dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza.

L’atmosfera all’interno del palazzetto è elettrica, in giro non solo creste e chiodi in pelle, ma anche qualche capello bianco e persino qualche famiglia con i bambini a seguito.
Mattia ha 19 anni e sfoggia una t-shirt con il logo della sua band preferita. «Ho scoperto i Ramones attraverso internet. E’ una musica che non invecchia e che ancora oggi riesce ad avere appeal tra i giovani.» Al contrario di Mattia, nato a ridosso dello scioglimento della band, Mirko fa parte della vecchia guardia: «Sono fan dei Ramones dal 1982 e il loro primo concerto a cui ho assistito, a Milano nel 1985, sono rimasto pietrificato, mi ha cambiato la vita.» Trascorsi che farebbero l’invidia di Chiara, che veste in puro stile punk anni ’80, jeans attillati, t-shirt a tema e ombelico scoperto, e che rimpiange di non essere nata in tempo per poter vedere dal vivo la band al completo, prima dell’addio alle scene nell’ormai lontano 1996.

L’onore e l’onere di aprire la serata spetta agli Industria Onirica, giovane band vincitrice del Veneto Rock Contest 2014, che propongono una sorta di “cantautorato con distorsore” vicino a Battiato e a Le luci della centrale elettrica, un po’ fuori target rispetto al clima old school della serata. La musica cambia decisamente con l’ingresso dei Kani che con il loro speedrock sguaiato e dirompente, danno la giusta carica al pubblico, preparandolo all’entrata in scena degli headliner.
Alle undici spaccate arriva il turno di Mr. Ramone, che sale sul palco con un giubbotto in pelle rossa e la sua inconfondibile criniera bruna. E’ il tripudio: un centinaio di ragazzi ammassati sotto al palco lo accolgono intonando in coro “Hey ho, lets go”, prima di essere investiti dal muro di suono di Marky e dei Wardogs, in un susseguirsi incessante di canzoni interrotto solo dai “1, 2, 3, 4” urlati tra un brano e l’altro.

A vederlo salire sul palco e imbracciare i legni del mestiere, l’impressione è che il tempo per Marky si sia fermato. Il suo groove legnoso e spedito è rimasto inossidabile dagli esordi di “Road to ruin”, nel 1978. Per quasi 90 minuti  aficionados giovani e meno giovani si lasciano trasportare insieme dalle melodie graffianti che hanno segnato la storia del rock mondiale, magistralmente eseguite dai Wardogs, le nuove leve di Marky che si dimostrano degni eredi della band newyorkese.
In definitiva, l’evento di lunedì ha comprovato che all’alba del 2015, a quqarant’anni dalla sua nascita, il punk non solo è vivo e vegeto, ma è capace di unire intere generazioni di appassionati, al grido di “Gabba gabba hey!”.