Uomo 2014: il Procuratore schivo

Un augurio di un anno ricco e produttivo vogliamo rivolgerlo al capo della Procura della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri. Di poche o punte parole, prudente, fugge le luci della ribalta e questo è un bene: se c’è una cosa su cui hanno ragione i garantisti a corrente alternata, è che a volte alcuni magistrati si espongono un po’ troppo sui media. Non che ora debbano essere invisibili, specialmente quando certa politica combina e scombina leggi che rende loro il lavoro una fatica inutile. Un magistrato, salvo appunto quando è costretto a reagire (nel nostro Veneto vedi, da ultimo, lo sproloquio del sindaco veronese Tosi sul processo Agec) dovrebbe parlare soltanto “per atti e sentenze”, stop.

Ma per nostra fortuna non è il caso di Cappelleri. Che quel che fa, lo fa silenziosamente. Un anno or sono ha aperto un’indagine esplorativa sul presunto abuso urbanistico e ambientale che riguarda il nuovo tribunale a Borgo Berga. C’è chi ha sostenuto che sia troppo poco, ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno: non è detto che in passato il Palazzo di Giustizia aprisse un fascicolo su se stesso. E’ stato lui, Cappelleri, a voler indagare – citiamo un’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle – su «un tribunale privo di fondamenta, su un’area instabile (sorge infatti sulla confluenza di due fiumi) mai bonificata, contenente quattro vasche non a tenuta stagna con 300 tonnellate di fanghi e scarti petroliferi, nonché 900 tonnellate di terreno inquinato frammisto a scorie, terreno la cui proprietà era della famiglia Berlusconi», costruito a picco sui corsi d’acqua. Senza contare la recente messa in mora per danno erariale della Corte dei Conti veneta per la variante comunale del 2009. Attendiamo i risultati pazientemente. Fiduciosi, come si dice, nella giustizia.

In questi mesi più d’una volta la Guardia di Finanza ha fatto visita alla Fiera di Vicenza, di proprietà a maggioranza pubblica (32% Provincia, 32% Comune, 32% Camera di Commercio). La riservatezza di cui è ammantata l’attenzione delle Fiamme Gialle non ci consente di saperne altro. Ma il fatto resta. Da parte nostra, ci limitiamo a ricordare che c’è una sfilza di questioni rimaste senza risposta. A chi e per quali cifre sono state assegnate consulenze e servizi esterni? A chi, con quali tempistiche e per quali affari sono stati affidati appalti? A chi attraverso bandi di gara, e a chi mediante trattativa privata, e in base a quali soglie? Che fine ha fatto la “radiografia completa” delle spese della società Deloitte? Esiste o non esiste un documento ufficiale firmato Onu che attesti l’accreditamento della Fiera di Vicenza Spa al suo braccio Ecosoc? Si può sapere o no il dettagliato iter dei lavori del nuovo padiglione, per accertare carte alla mano la responsabilità della metratura in meno? Fare interrogatori è il mestiere dei pubblici ministeri. Il nostro è quello di fare interviste. Chissà come mai il presidente della Fiera, Matteo Marzotto, si nega. Memo ai vicentini distratti e sfondati dai cenoni: sono schei nostri, se non l’avete ancora messo a fuoco.

A Venezia la gigantesca Tangentopoli del Mose è stata scoperchiata ed è già stata, ahinoi, già richiusa sotto una valanga di patteggiamenti (salvo due casi: l’ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e l’ex europarlamentare forzista Lia Sartori). A Verona sull’Agec si è arrivati ad una condanna che solo un Tosi può derubricare come una sorta di giudizio temporaneo, come se il primo grado non contasse una cippa di niente, olé, ma che ci frega. Vicenza, nel 2015, potrebbe – verbo al condizionale, vostro onore – illuminarsi sulla mappa giudiziaria. Vada come vada, per noi l’uomo dell’anno è lui, Antonino Cappelleri. Proprio perché sulle prime pagine non ci finisce mai.

Auguri a tutti voi, cari lettori.