Epifania, che c’azzecca la Stria?

Mi ha fatto sempre impressione l’accostamento della festa dell’Epifania con il rogo della Stria (o della Vecia). Che cosa c’entra, infatti, la solenne manifestazione pubblica del Salvatore del mondo di fronte ai Magi con il rogo dell’effige di una povera vecchia? Lo so, il rispetto delle tradizioni, il coesistere di subculture arcaiche con l’evento cristiano ecc ecc.

Ma perché in molte parrocchie del Vicentino si accendono ancora roghi con in cima la “Stria” proprio sui sagrati delle chiese a chiusura e a “completamento” dei festeggiamenti per l’arrivo tra noi del Re della Luce, della Pace e dell’Amore? Il femminicidio, sia pure simulato, non è un reato il 6 di gennaio? Anime pie, itineranti per la pace nel mondo, preti e suore pensosi, non avvertite un che di stridente, di fuori posto, di assurdo in questo “rito” crudele consumato tra canti e balli?

Modesta proposta: perché non abolire tout court la tradizione del “rogo”? O, in subordine, perché il vescovo Beniamino, con tutto il tatto possibile, non proibisce che la strega venga bruciata davanti alle chiese della sua diocesi? Di sicuro “ben altri” sono i problemi della Chiesa e dei suoi pastori ma questo, almeno, è risolvibile in fretta e a costo zero. E con positive ricadute: si educherebbe al rispetto delle signore anziane, si toglierebbe di torno il sempre fastidioso odore di bruciato, si metterebbe in sicurezza il Bambinello.