Padova, la Chiesa fa business con politici

Il Corriere del Veneto pubblica nell’edizione di oggi una dettagliata inchiesta sui beni materiali della Diocesi di Padova. Lo fa partendo da una citazione di Papa Francesco, che vorrebbe una Chiesa «povera per i poveri», che «sia madre e non imprenditrice», perché «quando crede di poter andare sulla strada dei farisei è sterile». La struttura societaria della Diocesi di Padova, una tra le più grandi d’Italia, secondo il quotidiano è più simile ad un gruppo finanziario che ad un umile convento francescano.

Tutto ruota attorno a cinque perni, veri e propri «player» sul mercato (ciascuno ha bilanci autonomi, ma è comunque diretta emanazione del vescovo): la Diocesi di Padova, il Seminario vescovile, il Movimento apostolico diocesano (Mad), l’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio (Opsa) e l’Istituto diocesano per il sostentamento del Clero.

La Diocesi, assieme all’ente Opera nostra signora di Lourdes (che, formalmente, gestisce la casa vacanze Maria Immacolata di Asiago), controlla il 100% della società finanziaria Difim Srl, una finanziaria pura attraverso cui, nel 2008, la Diocesi è entrata in Dedalo Esco di Bergamo, spa che ha interessi nel campo delle energie rinnovabili e che detiene partecipazioni in due società collegate: Bergamo Green Energy Srl e la società di Iniziative Bulgaria Ood. Entrambe si occupano di distribuzione e vendita di energia (l’ultimo bilancio si è chiuso con una  perdita di 50mila euro).  Amministratore unico di Difim è monsignor Rino Pittarello, classe 1947, una delle eminenze manageriali  dell’era Mattiazzo. Proveniente dall’omonima famiglia dei commercianti di scarpe, Pittarello, è stato fino al novembre 2013 l’economo della Diocesi: considerato e protetto dal vescovo, ma spesso discusso dai sacerdoti della “base”, che forse non apprezzarono la passione di Pittarello per i Suv di grossa cilindrata.

L’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio detiene poi il 40% di Euganea Editoriale Comunicazioni Srl, l’azienda che si occupa di tutta la produzione editoriale della Diocesi (in gravissima crisi). Ma non solo. Dal 2004 controlla una centinaio di azioni (212 per l’esattezza) di Allianz Subalpina Holding Spa, società di partecipazioni con sede a Torino; mentre, dal 2013, detiene partecipazioni in tre società che fanno investimenti edilizi e immobiliari: Al Prà srl, Ideal Tre srl e Case e Case srl. La posizione più spiazzante è quella in Al Prà. Qui la Chiesa di Padova, pur con una piccola quota, partecipa ad un’impresa commerciale: la realizzazione di una grande struttura ricettiva (un agriturismo), con piscina e ristorante a Trebaseleghe, nell’Alta padovana. Tra i soci il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato (Ncd); il sindaco di Montagnana, Loredana Borghesan (Lega); il presidente del consiglio comunale di Vigonza, Sandro Benato (Forza Italia). La struttura è oggi momentaneamente chiusa (il bilancio 2013 registra una perdita di 62mila euro).

Le attività gestite direttamente dai parroci non se la passano molto meglio. La relazione firmata lo scorso ottobre dal cancelliere vescovile e vicario giudiziale don Tiziano Vanzetto, a proposito di quanto accaduto nella parrocchia di Pieve di Curtarolo, parla della gestione dei conti tenuti da don Daniele Hudorovich, oggi diventato parroco alla Mandria, a Padova. «Don Daniele ha dichiarato che teneva una propria registrazione personale di entrate e uscite – si legge nella relazione -. Lo stesso riconosce però che non ha redatto in maniera corretta la rendicontazione, come previsto dalle norme». Il cancelliere vescovile cita dunque un dossier redatto al tempo da alcuni parrocchiani di Pieve proprio contro don Hudorovich, in cui si sosteneva che i bilanci della parrocchia fossero falsi. Nella relazione, si fa riferimento a una somma di 20mila euro, sottratta dalle casse della parrocchia. Afferma don Vanzetto: «Don Daniele ha riconosciuto di aver effettuato un prelievo per il quale nessuno poteva autorizzarlo e non poteva essere certo giustificato come segno di gratitudine. Don Daniele si è reso disponibile a restituire a patto che sia chiaro che lui ha agito in buona fede, pur errando, e che la cosa non venga considerata la restituzione di un furto». Ma qualche sospetto resta .

I bilanci come sono? Va male Hub srl che si occupa delle gestione del Park Hotel Des Dolomites di Borca di Cadore, alle porte di Cortina (una volta casa vacanza per le colonie, oggi vero e proprio albergo). Va malissimo Gestione telecomunicazioni, la società che partecipa Telechiara, che ha chiuso il 2013 con una perdita di 421mila euro. Addirittura allarmante la situazione di Euganea editoriale, azienda che pubblica La Difesa del Popolo e le altre iniziative editoriali della Chiesa di Padova con un bilancio 2013 in perdita di 446 mila 592 euro.

Ciò che ancora salva la Chiesa di Padova sono gli immobili e i terreni, andatisi accumulando negli anni grazie a donazioni e successioni: con le rendite si stanno coprendo i buchi e le perdite. L’ente Diocesi raduna 60 fabbricati e 46 terreni. Le vere casseforti sono poi il Seminario vescovile (173 fabbricati e 20 terreni) e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (385 fabbricati, ben 919 terreni: valore immobiliare circa 120 milioni di euro). Sorprendente la catalogazione dei beni dell’Istituto diocesano: a catasto, perché non appaiano tutti insieme in un solo elenco, sono suddivisi in 13 differenti fascicoli, la somma complessiva del patrimonio immobiliare della Chiesa di Padova è impressionante: parliamo di 862 fabbricati, 1162 terreni. Su questi la Chiesa deve ovviamente pagare le tasse (nel 2011 la Difesa del Popolo scrisse che in un anno furono pagati dal vescovo oltre 600mila euro di Ici).

Un punto molto preoccupante è costituito dall’ex Seminario minore di Selvazzano, una costruzione da 154mila metri cubi e 239mila euro di rendita, abbandonato ormai da 15 anni. Il Comune chiede milioni di euro di arretrati di Ici e Imu e l’azienda multiservizi Etra pretende la riscossione della Tari. La questione è davanti al giudice e in primo grado la Diocesi ha vinto per l’anno 2008. Ma la partita resta aperta.