Tav e ville palladiane, parli il Cisa

La lettera inviata dalla professoressa Francesca Leder ai vertici Unesco, pubblicata in anteprima da Veneto Vox questa mattina, noi qui la spediamo virtualmente anche ai vertici del Centro Studi Andrea Palladio (Cisa). La massima autorità mondiale in fatto di palladianesimo dovrebbe, a nostro avviso, esprimersi sul pericolo che corre Villa Valmarana ai Nani (ancorché non firmata da Palladio, ma ispirata a lui), sotto la quale, a trenta metri di profondità, passerà il tunnel idraulico della cosiddetta Tav, scavato nella roccia di Monte Berico, che sbucherà in Valletta del Silenzio dove sorge la villa palladiana per eccellenza, La Rotonda. «Siamo fortemente preoccupati per la stabilità della villa e per la tenuta della collina» spiegava ieri Giulio Vallortigara Valmarana al Corriere del Veneto su quella ai Nani. «Le pareti affrescate sono solcate da crepe profonde, le monitoriamo da anni e con il tempo si allargano. La statica della villa è molto delicata. Il livello di allerta da parte nostra è molto alto. Vogliamo garanzie certe: chi è in grado di garantire che le vibrazioni, prodotte dallo scavo prima e dal passaggio delle auto poi, non aggraveranno i problemi statici della villa e delle abitazioni vicine? L’iter della Tav è ancora confuso, ci è stato detto che, se verrà nominato un commissario straordinario, verrà bypassata la Valutazione d’impatto ambientale, e ciò ci preoccupa». E concludeva: «Vogliamo collaborare con il Comune e confidiamo che i progettisti producano tutte le rassicurazioni sull’assenza di rischi. Ma se potessimo scegliere vorremmo che nessun tunnel fosse scavato sotto i nostri piedi. Chiediamo che ci venga dato il tempo per commissionare a tecnici indipendenti uno studio della struttura della collina». L’allarme non è stato preso sotto gamba dal sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), almeno a parole:

«Il tunnel non comprometterà la situazione di villa Valmarana, ma potrà diventare l’occasione per la messa in sicurezza del fronte franoso. Chiederemo garanzie per i lavori, fermo restando che se costituissero un rischio per la villa, l’opera non si farà».

L’ufficio Unesco al Ministero Beni Culturali ha di fatto messo in mora la “Tav”. A questo punto, caro presidente del Cisa, Lino Dainese, la sua voce sarebbe d’uopo. La Valmarana ai Nani è una delle più famose e prestigiose ville venete, affrescata da Gianbattista e Domenico Tiepolo, e anche una di quelle che attira più visitatori: 25 mila l’anno, per l’esattezza. L’area naturalistica in cui si trova è sotto la tutela dell’Unesco, ma a livello locale il guardiano è il centro culturale anch’esso rinomato nel mondo. La comunità scientifica internazionale si attende una presa di posizione. Così come l’opinione pubblica vicentina, veneta e italiana, nella quale Storia e Cultura non sono ancora, o non ancora del tutto, spianate dalle ragioni del “fare”. Serve un equilibrio fra esse. Ma non può esservi equilibrio se la discussione pubblica è sbilanciata a favore di una. Chi meglio di Dainese, da anni impegnato nel Cisa e da un anno suo presidente, un imprenditore prestato alla cultura, può dire una parola autorevole, non tacciabile di pregiudizio verso lo sviluppo economico, ma nel contempo facendosi carico della difesa senza se e senza ma di un monumento così importante? Autorevole pure per un altro motivo, non secondario: Dainese presiede il Cisa avendo un profilo autonomo dall’amministrazione di centrosinistra retta da Variati. Anche politicamente, dunque, è nella condizione ideale per dare un segnale forte e credibile. Dica la sua, caro Dainese.