No Euro? No a questa Italia

Negli ultimi tempi la campagna contro la moneta unica europea si fa sempre più alta. Da una parte il M5S con una raccolta firme per indire un referendum (fino a ieri il movimento si professava europeista, queste le parole di Grillo: “non sono contro l’Euro, non voglio uscire dall’euro, non l’ho mai detto”, Parma 22/9/2012). Dall’altra, la battaglia in versione “tombini di ghisa” intrapresa dalla Lega Nord, condita da apprezzamenti alla Corea del Nord, scampagnate in Russia e ammiccamenti “putiniani”, giusto per non tradire le origini dei “comunisti padani”. Ma siamo proprio certi che il nemico pubblico numero uno sia la moneta unica?

Va ricordato che il conio europeo fu un’idea del presidente francese Mitterand che, preoccupato della riunificazione della Germania, pensò che solo una moneta europea potesse fermare lo strapotere del “marco”. Ma si sa, la memoria è corta nella politica di casa nostra. Inutile negarlo, l’antica Lira suscita fasti e bei ricordi. E’ gioco troppo facile ricordare il potere d’acquisto delle vecchie 50 mila lire e paragonarlo agli attuali 50 euro. Ma se da domani tornassimo alla liretta, siamo sicuri che si tornerebbe alla serenità economica di qualche anno fa? Non è così.

La nostra valuta, debole e fiaccata da un debito pubblico enorme e in continua crescita (malgrado tutto), sarebbe strapazzata dalla speculazione dei mercati internazionali e noi dovremmo prepararci al confronto con le monete africane. Questa è la verità, che tutti conoscono, ma che in pochi purtroppo hanno il coraggio di dire. L’instabilità politica conseguente porterebbe ad un’ulteriore aumento di diatribe politiche, come se non ce ne fossero già abbastanza. Il costo delle importazioni e delle materie prime fondamentali come gas ed energia salirebbe alle stelle, con gravi e preoccupanti riflessi su ogni ambito della vita quotidiana di imprese e famiglie. Gli investitori internazionali, quei pochi che credono ancora nel nostro Paese, guarderebbero altrove.

La zavorra, come già detto, il nostro debito pubblico, che è bene ricordare è stato creato dagli italiani, non dagli europei; detenuto in larga parte da investitori internazionali, questi chiederebbero (giustamente) di essere rimborsati nella divisa comunitaria. E cosa ne faremo poi della nostra partecipazione agli organi europei, nella Banca centrale e nella vigilanza? Uscire dall’euro comporta altresì uscire dall’Unione Europea, questo prevede il trattato che abbiamo sottoscritto.  Otterremmo quindi un vero capolavoro: un isolamento italico nei settori chiave per lo sviluppo, dal commercio, alla finanza fino al sistema bancario.

La questione “Euro si, euro no” è una strada o una scusa? Non c’è dubbio che le notizie che ci hanno deliziato nel 2014 abbiano messo in evidenza una questione morale tutta italiana non addebitabile in alcun modo all’Europa e tantomeno all’euro: Expo, Mose e Mafia Capitale hanno fatto emergere un sistema di corruzione che all’Italia costa 60 mld di euro (fonte Corte dei Conti). Nostri i debiti, nostre le responsabilità, nostri gli sprechi, nostre le troppe opere pubbliche rimaste incompiute per una cattiva gestione della nostra classe dirigente. Tutto il resto è “fuffa”. L’Europa non c’entra nulla! Nella graduatoria annuale della “Transparency International”, alla voce “indice di percezione della corruzione”, l’Italia occupa il 69° posto vicino a paesi come la Romania e Senegal. Insomma, siamo il Paese più corrotto d’Europa!

Prima di puntare il dito sull’euro, raccontando favole sul ritorno alla Lira come panacea di tutti i mali, è sicuramente più urgente provvedere con tutte le riforme possibili per permettere all’Italia di recuperare il gap, rispetto ad altri paesi europei, che rischia di aumentare. Ridurre la pressione fiscale, ridurre la spesa pubblica, sburocratizzare il mondo delle imprese e del lavoro che sono provvedimenti urgenti, ma allo stesso tempo è necessario inasprire le pene e la lotta contro la corruzione. Fatto ciò, lo slogan “una riforma al giorno” sarebbe più accattivante e in quel caso la firma la metterei pure io.