Imam veneti aprono moschee

La condanna dei rappresentanti dell’Islam in Veneto dopo gli attentati a Parigi  è state unanime, dall’Imam di Mestre che parla di «azione criminale senza alcuna giustificazione, senza alcuna attenuante» a quello di Treviso «le idee di violenza non devono trovare spazio tra noi, condanniamo il terrorismo senza mezzi termini» e Padova «l’Islam considera l’uccisione di persone inermi come un atto inaccettabile».

Interpellato dal Corriere del Veneto che ha seguito le celebrazioni religiose di venerdì a cui erano state aperte le porte ai giornalisti, anche il presidente della comunità islamica veneta Mohamed Amin Al Ahdab ha detto la sua, spiegando che «alimentando l’odio facciamo il gioco dei terroristi e degli assassini. Se diamo corda a chi vuole chiudere le frontiere otteremo soltanto di ingrassare le organizzazioni criminali che speculano sull’immigrazione e che trafficano in armi. Noi siamo qui per lavorare, per vivere secondo le leggi dell’Europa».

Tutte le prediche, che sono già tradotte in italiano per facilitare i molti credenti kosovari, bosniaci e macedoni che non parlano l’arabo, sottolineano la follia del gesto dei terroristi, molte lo fanno riprendendo la parabola di Maometto offeso dagli infedeli. «Quando il Profeta iniziò a insegnare l’Islam agli infedeli fu insultato, additato come bugiardo, offeso gravemente. Mentre pregava gli infedeli lo colpirono tirandogli addosso rifiuti e spazzatura. Ma lui non reagì con violenza. Incantò i suoi nemici con la parola e i suoi nemici divennero suoi amici. E alla fine si convertirono all’Islam».

«Comunque sia, quelli sono sporchi assassini, non musulmani – concludono altri fedeli alla fine della cerimonia dopo essersi rimessi le scarpe per tornare al lavoro – i veri musulmani sono quelli che pregano, rispettano la vita e fanno la carità. Gente che fa l’operaio a Fincantieri a mille euro al mese. E, quando può, ne lascia un centinaio come donazione alla moschea. Per chi sta peggio di lui».