Project sanitari, sindaci sordi alle denunce

La Guardia di Finanza sta acquisendo documenti, a fini di indagine,  riguardanti i project financing per la costruzione degli Ospedali di Mestre e Santorso, il centro di terapia protonica (Ulss 12) e l’appalto calore nelle Ulss regionali. Su quest’ultimo filone di indagine dal luglio 2008 al gennaio 2009 presentai con altri colleghi consiglieri regionali ben 5 interrogazioni per chiedere conto alla Giunta regionale della stranezza nella gestione delle gare e delle modalità di appalto che prevedevano di volta in volta l’inclusione e l’esclusione di determinate imprese, appalti che furono sospesi in alcune Ulss senza spiegazione. Fin dal 2002 poi, in tanti dibattiti pubblici, in sedi istituzionali come il Consiglio regionale e nei giornali del Veneto è partita la denuncia, in solitudine anche rispetto al mio partito, dei project financing per costruire nuovi ospedali, che venivano decisi a prescindere dai bisogni di salute dei cittadini.

La progettazione, costruzione/ristrutturazione di Ospedali con il project financing nel Veneto è iniziata con la ristrutturazione degli Ospedali di Castelfranco e Montebelluna. Ricordo in Consiglio regionale, siamo nel 2002, di fronte alla netta opposizione del sottoscritto e di Margherita Miotto, una Giunta regionale per nulla preoccupata degli effetti (rivelatisi devastanti come da noi sostenuto già allora) sul bilancio delle Ulss per l’entità del canone da pagare alla cordata di imprese costruttrici, e per l’appalto alle medesime dei servizi non sanitari e anche sanitari (fornitura  e gestione di apparecchiature elettromedicali e di laboratorio ecc) per un periodo contrattuale mai inferiore a 24 anni.

Con il project in sanità la remunerazione ottenuta dalla cordata di imprese costruttrici è superiore a qualsiasi altro investimento con tassi che arrivano al 20%, ben oltre il limite dell’usura come denunciato a più riprese anche alla Corte dei Conti dall’Associazione Communitas. L’Ospedale realizzato in finanza di progetto rimane di proprietà delle imprese costruttrici per la durata del project (sempre superiore a 24 anni nei numerosi project in sanità avviati nel Veneto) ed esse ricevono dall’Ulss il pagamento del canone di disponibiltà, cioè un canone di affitto; nel caso dell’ospedale Unico dell’Alto Vicentino a Santorso, l’Ulss paga un canone annuo di 5,4 milioni di euro per 24 anni solamente per poter utilizzare l’Ospedale (per l’Ospedale all’Angelo di Mestre il canone d’affitto è di 14,4 milioni di euro all’anno per 29 anni).

Potrei continuare nell’illustrazione di tanti altri aspetti negativi del project in sanità, ma arrivo alla domanda fondamentale: dove trovano le Ulss le risorse per pagare i canoni? Dal proprio bilancio, cioè dal fondo sanitario, dunque togliendole alla cura dei malati costretti a pagare le prestazioni che la sanità pubblica non eroga. Il fatto che i numerosi project avviati in Veneto per la costruzione di ospedali siano stati affidati sempre agli stessi soggetti, con l’unica eccezione di Castelfranco-Montebelluna, è motivo di indagine della magistratura come per il Mose. C’è da sottolineare anche, oltre a quella della giunta regionale, anche la sordità dei sindaci dei territori interessati alle denunce fatte in tempi non sospetti circa i danni alla Sanità pubblica e al diritto alla salute dei cittadini derivanti dal ricorso alla finanza di progetto (project financing) per la costruzione di strutture sanitarie. Eppure, diversamente da quanto sostenuto da molti sindaci riguardo all’Ospedale di Santorso, i costi dell’Ospedale e l’incidenza sul bilancio dell’Ulss erano stati a loro resi noti già nella Conferenza del 10 aprile 2006.

Tags: ,

Leggi anche questo