Tav, la Leder: «Variati, non siamo lobotomizzati»

Francesca Leder, da mite professoressa di architettura in quel di Ferrara, non si aspettava tutto questo pandemonio per aver apposto la sua (convinta) firma alla lettera inviata all’Unesco, che ha originato quella del Ministero dei Beni Culturali al “distratto” Comune di Vicenza sul tunnel sotto Monte Berico del progetto “Tav” (che sarebbe Tac, treno ad alta capacità, ma nel discorso pubblico ormai il marchio è Tav, non facciamo i precisini). Con lei c’è “Out”, l’Osservatorio urbano-territoriale composto da liberi cittadini e dalle associazioni Civiltà del Verde, Italia Nostra, Legambiente, Comitato Pomari. E c’è una parte di opinione pubblica locale, quella che non si accontenta delle verità ufficiali – per definizione ottimistiche ed entusiaste – ma al contrario vuole vigilare su un’operazione su cui l’Unesco, massimo soggetto a tutela di ville come la minacciata Valmarana ai Nani, non sapeva nulla. Prima dell’achtung lanciato dalla Leder&C.

Professoressa, non se l’aspettava ma sarà contenta, di aver sollevato un problema che altrimenti sarebbe passato sottotraccia. Gongola, eh?
L’iniziativa è partita da me con due percorsi. Uno, da cittadina attiva al tavolo Out, nato per agire in gruppo, invece che ogni associazione che fa la propria campagnetta in solitaria (che fra parentesi alimenta la tendenza di questa amministrazione a dividere e a promettere compensazioni a ciascuno). Con Out abbiamo fatto palestra su Borgo Berga e la tangenziale nord, e ora, per l’alta velocità, stiamo pensando anche ad azioni legali, a diffide. Il secondo è che io lavoro sui temi della tutela del paesaggio dal 1999, per la linea Tav Bologna-Milano, ad esempio, assieme ai colleghi di Ferrara abbiamo contribuito ai piani regolatori di Reggio Emilia e Modena.

A proposito di colleghi: la minaccia del tunnel a due passi da villa Valmarana sta suscitando interesse nella comunità scientifica?
Be’, anzitutto prima di scrivere la lettera mi sono consultata con colleghi stranieri, spagnoli e portoghesi ad esempio, per la parte in inglese. Ora ci stanno contattando dall’estero, l’ultimo è un australiano amante del Palladio. Dal Veneto stanno arrivando adesioni, mi viene in mente la professoressa Castellani dello Iuav. Questo non è un problam solo di Vicenza, ma di livello Unesco, cioè internazionale.

Il sindaco Variati ha dovuto fare, almeno a parole, una parziale retromarcia, inserendo nel pacchetto di osservazioni lo stralcio o modifica del tunnel. Soddisfatta?
Variati, l’ho sentito con le mie orecchie, si è limitato a dire che saranno prese in considerazioni eventuali alternative per risolvere la criticità idraulica. Se di modifica si tratterà, verrà inserita nel progetto definitivo, non nello studio attuale su cui vota il consiglio comunale ora. E l’esempio di modifica sarebbe l’ipotesi di far passare il tunnel dove nel lontano 1986 si parlava di una strada che prolungasse la copertura ferroviaria a piazzale Fraccon per raggiungere lo stadio. Solo ora ripescano un’idea dell’86, non so se rendo…

Rende. Ma tornando all’Unesco, ha potere sanzionatorio, o prescrive attenzione puntando una pistola scarica?
A sanzionare è il ministero, che è ancora in tempo per farlo. L’Unesco ha detto: caro Comune, tu quel bene che io tutelo lo stai manipolando, e soprattutto non me lo stai dicendo. Lo studio di fattibilità è tutt’altro che blando, al contrario di quel che vorrebbe far passare il sindaco per confondere anzitutto i suoi. E non lo é perché i tecnici Fs l’hanno detto chiaro: hanno avuto il mandato di non prevedere alternative.

Ma scusi, ma possibile che nella giunta o nella maggioranza di centrosinistra che governa Vicenza nessuno si sia posto il problema che per lo meno qualcuno avrebbe potuto porsi il problema della vicinanza alla villa, per non parlare di tutte le altre questioni a cominciare dalla previsione di utenza del treno?
Secondo me, Variati ha contato da una parte sulla copertura politica totale del ministro Lupi. Ma l’Unesco non risponde a Lupi. Dall’altra, ha pesato l’abitudine all’accomodamento, al paternalismo. Per dire: Variati ha detto che sanno benissimo cosa devono fare riguardo all’Unesco. E allora perché non l’ha fatto prima? L’assessore Dalla Pozza ha aggiunto che non c’è bisogno che ci sia chi si prodiga al posto loro. Quindi doveva prodigarsi subito, e invece… E poi vorrei porre un interrogativo sullo studio di De Stavola.

Ponga pure.
Può uno studio di fattibilità per un’opera di queste proporzioni, costare “solo” 58 mila euro? Bisognerebbe vedere nel prontuario dell’Ordine a cui è iscritto l’ingegner De Stavola. E non è forse vero che De Stavola ha già lavorato ad altri studi sulla cosidetta Tav a Vicenza negli anni passati?

Dubbi e critiche che Variati ha definito allarmismi infondati e ideologici (sic). Come gli ribatte?
Infondati non mi pare, visto che il ministero ha fatto sua la lettera all’Unesco. Ideologici? Parla un sindaco che ha disprezzo per la cultura.

Addirittura.
L’ha mai visto lei alla presentazione di un libro? Ad un appuntamento culturale?

Torniamo a bomba: l’accusa di “ideologia”, di prevenzione verso l’opera in sé.
La parola “ideologia” viene usata per mettere una pietra tombale sulla discussione. Tanto, penserà lui, la stampa è con me, i consiglieri pure… Forse sono lobotomizzati. Se pensa che io sia una che dice no a priori, gli direi che sono una vicentina che viaggia, che si confronta con persone di altre realtà.

Senta ma come giudica il silenzio del Cisa palladiano?
Nella petizione che abbiamo scritto facciamo un riferimento al Cisa, che se ne sta zitto e mosca. Caro direttore Beltramini, i luminari in contatto col Cisa li illuminiamo ogni tanto? Il Cisa dovrebbe prendere posizione per rispetto alla memoria del fondatore Cevese. Nacque proprio per difendere il patrimonio palladiano. Cosa ci fanno con lo statuto, gli aeroplanini di carta?