Padova, i gioielli di Visintin sono “pensieri preziosi”

Pensieri preziosi, la rassegna di gioielleria contemporanea di ricerca dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Padova, quest’anno festeggia i 10 anni di vita con una mostra dedicata a Graziano Visintin, artista di fama internazionale della celebre Scuola orafa padovana. Curata da Mirella Cisotto Nalon, la mostra “Pensieri preziosi – monografie. Graziano Visintin. I giorni e le opere” rimarrà aperta al pubblico fino al 15 febbraio 2015 all’Oratorio di San Rocco in via Santa Lucia a Padova.

Allievo prima, maestro poi presso la scuola d’arte “Pietro Selvatico”, che in Mario Pinton vede il capostipite dal quale ha preso origine la cosiddetta Scuola orafa padovana, Visintin quest’anno celebra quarant’anni di carriera e innumerevoli successi artistici nell’ambito dell’oreficeria di ricerca internazionale.
La mostra ripercorre questa straordinaria carriera attraverso più di un centinaio di opere, alcune inedite, dagli esordi, negli anni settanta, sino ai giorni nostri. Un’occasione per seguire la genesi e l’evoluzione del percorso di quarant’anni di produzione artistica e per osservare bozzetti e disegni preparatori che hanno accompagnato l’artista nelle fasi di ideazione, progettazione e realizzazione dei gioielli; ma anche per apprezzare l’approccio di Visintin alla scultura di piccole dimensioni a cui si è dedicato specialmente negli ultimi anni.

Definito il maestro del niello e della “leggerezza”, Visintin sviluppa il concetto di misura, il senso di ritmo e di equilibrio con assoluta semplicità formale, tanto che la critica lo pone tra i più significativi interpreti del Minimalismo in oreficeria.Raffinatissimo nell’adozione di un linguaggio essenziale, basato sui codici primari della geometria, l’artista ha trovato nella leggerezza, ottenuta da un ricercato svuotamento dei volumi e nella rinuncia ad ogni aspetto decorativo, la sua cifra stilistica. La lucentezza dell’oro, di cui fa largo uso, viene esaltata dall’utilizzo della bruna cromia del niello, peculiare firma nell’arco di tutta la sua attività.

Nelle prime opere, dopo il diploma all’Istituto d’Arte Pietro Selvatico nel 1973, la sua ricerca si indirizza al concetto classico di armonia e proporzione, sulle vie tracciate dai suoi maestri Mario Pinton, Francesco Pavan e Giampaolo Babetto. Spille, anelli e bracciali sono l’esito di un avvicendamento di figure geometriche basilari quali quadrati, rettangoli, cubi, tetraedri che vengono allineati, intersecati o sovrapposti, in un’alternanza ritmica di pieni e vuoti. Visintin sperimenta eleganti accostamenti di materia e di colore, che confrontano la luminosità dell’oro, elemento che mai abbandonerà, con la compattezza di superfici in ebano, avorio o niello.

Negli anni ottanta, quando le forme diventano più allungate, i volumi si alleggeriscono e si smaterializzano fino a diventare linea; ne scaturiscono gioielli privi di peso, nitidi, netti, compiuti e perfetti nella loro essenzialità. Al tempo stesso però vi è un’attenzione a quel senso di movimento che viene dato da un uso studiato della geometria. Verso la fine del decennio la sperimentazione dell’artista si sposta sulle vibrazioni tonali delle composizioni del filo d’oro; le precedenti linee rigide poco a poco divengono più morbide chiudendosi e affusolandosi, per poi dilatarsi.

In seguito, negli anni novanta, Visintin aggiunge al suo operare, di cui mantiene intatto il linguaggio puro dell’essenzialità, un forte accento pittorico, dato da un ormai consumato uso della niellatura che funge da colore dalle più svariate gradazioni tonali assieme a smalti trattati con perizia e accortezza dalla cromia ricca di sfumature, illuminate spesso da riflessi d’oro, metallo prezioso che rimane il principe indiscusso nelle opere dell’artista.

Nei gioielli del nuovo millennio invece le forme, pur rimanendo geometricamente definite, si mostrano più irregolari, mosse, talvolta persino slabbrate: lamine battute di diversa forma, ora piane, ora incurvate disegnano planimetrie di antiche chiese romane che divengono spille. La geometria resta ma è instabile, adattata. Le superfici, trattate in maniera differente, lisce, carteggiate, graffiate, sono messe a confronto, mentre l’uso del niello e di smalti di diversa cromia ne fa micro pitture di arte informale.

Nelle opere più recenti, la ricerca dell’artista passa alla terza dimensione: piccoli cubi saldati con l’inserimento sul piano di cerchi o parallelepipedi danno vita a piccole sculture in cui è il colore a dominare, grazie alla perizia di smalti trattati con accortezza, con una ricca cromia di sfumature, illuminate spesso da riflessi d’oro.
Oggi i gioielli di Visintin sono presenti nei più importanti musei e collezioni del mondo e numerosi sono i premi conseguiti dal maestro nel campo del gioiello d’autore.

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