Consiglieri vicentini, non perdete il treno (della coscienza)

Il sindaco di Vicenza, Achille Variati (Pd), assicura che la fermata del cosiddetto Treno ad Alta Velocità non arrecherà nessuna devastazione. Ammesso e non concesso che andrà così, di devastante è certamente la protervia con cui ha parlato ieri in consiglio comunale: chi ha sollevato il problema Unesco su Villa Valmarana ai Nani, ha scandito quasi con rabbia, «ha messo in cattiva luce la città». Docenti competenti come la Leder, ambientalisti come le associazioni Italia Nostra, Legambiente e Civiltà del Verde, e anche noi giornali che facciamo il nostro mestiere, siamo stati bollati come “anti-vicentini”. Questo è il tradizionale, squallido argomento di ogni autorità per infangare l’impegno civile e politico di chi legittimamente contesta, portando argomenti e denunciando irregolarità. I fascisti chiamavano “anti-nazionali” gli anti-fascisti.

Da notare i toni inusualmente duri, da diktat, che ha usato il sindaco per convincere, anzi costringere al voto favorevole l’aula. Parlava anzitutto ai suoi, l’Achillone, consapevole dei mal di pancia (e di schiena, per nulla diritta: altro che “maggioranza compatta”) interni ad un centrosinistra che a parti rovesciate, se il progetto fosse stato targato centrodestra, avrebbe fatto ecologicamente le barricate Ad alcuni consiglieri comunali variatiani e del Pd brucia, l’appoggio ad uno studio preliminare pieno di incognite, di rischi e di nebbie. Brucia, insomma, la propria disonestà intellettuale e politica. Un tempo leoni, ora pecoroni? Qualcuno è tentato di astenersi. Eventualità esecrabile per Variati che non può accettare segnali di dissidenza, pena l’offuscamento dell’immagine di uomo forte.

Il cinismo con cui sta conducendo la partita é da manuale dell’orrore. Spia di ciò sta nell’esondazione di retorica con cui ha alluvionato l’augusto consesso: Vicenza è un nodo «indiscutibile», serve «uno scatto di modernità», i contrari «pregiudizialmente, mai cambieranno idea». Di in-discutibile, in politica, non c’è nulla. Tutto può e deve essere messo in discussione. Non sta scritto nel vangelo che Vicenza rappresenti una tappa obbligata: benché si stia parlando non più di alta velocità/capacità in senso storico, ma di raddoppio (in gergo: quadruplicamento) dei binari, le fermate più ragionevoli nel quadrante veneto sarebbero Verona (snodo con il Nord Europa) e Padova (snodo con Roma-Napoli). Quanto ai pregiudizi, è la solita vecchia tecnica di attribuire agli avversari intenzioni sballate: la maggior parte di chi critica il piano, eccezion fatta per il Movimento 5 Stelle, non sostiene un no a priori. Variati si crea un comodo alibi per lanciare accuse di ideologismo, ma così non é. Spiacente deluderlo, ma il raddoppio della linea esistente è accettabile, rispetto al gigantismo cialtrone del Tav classico. E’ sul come realizzarlo, specie sull’opportunità e le modalità della fermata a Vicenza, che si deve poter discutere.

Variati invece arriva al ricatto politico: o sì a questo pacchetto, o si perde un’occasione. O questa minestra o niente. A parte che esistono progettazioni alternative che è stato un errore doloso non aver preso neppure in considerazione (le idee di Ferrovie a Nordest, oppure, volendo, l’ipotesi Cicero che salvaguarda la stazione attuale), la giustificazione viene trovata nelle 20 osservazioni, alias compensazioni, che ricordano tanto le 5 famose “condizioni” al Dal Molin Usa, che non condizionarono un bel niente. L’opposizione di centrodestra le ha ricordate ieri, senza arrossire di vergogna dato che nel 2006 fu suo il sigillo apposto ad una evidente presa per i fondelli. Evidente a chi allora votò contro, cioè il centrosinistra. Gemelli diversi con il centrodestra, ma sempre gemelli che si scambiano le parti di un identico gioco. Ad ogni modo, sul famigerato tunnel idraulico che sventrerebbe Monte Berico facendo tremare la Villa ai Nani, l’amministrazione chiede l’appoggio sulla base di una promessa: stralcio o modifica.

Ora, intendiamoci bene: come si fa a votare a favore con un’incertezza simile? Come si fa a dare credibilità ad una giunta che non aveva informato l’Unesco, che non allega nessuno studio sulla compatibilità idraulica (do you remember alluvione?), che ha tenuto fermo per due anni diconsi due anni il regolamento per rendere possibili i referendum dopo aver tanto sbandierato la democrazia diretta (tutte balle elettorali), che soprattutto dimostra di infischiarsene delle carte e delle cifre, come quelle che su Veneto Vox abbiamo offerto a testimonianza del fatto che non c’è un euro di finanziamento sicuro? Come si fa a credere ad esecutivo che indora la pillola affermando che nessuna speculazione avverrà nell’area libera dalla stazione storica demolita, mentre chi mastica un po’ di buonsenso urbanistico sa benissimo che la speculazione è in agguato attorno alle due nuove stazioni, dove salirebbero i valori degli immobili facendo contenti i proprietari che devono vendere i loro capannoni vuoti (zona industriale) o appartamenti e uffici a rischio invenduto (Borgo Berga)? Come si fa a dar credito ad un’operazione che non conteggia il pericolo reale – non una fantasia complottarda – da una parte degli strascichi sugli indennizzi milionari agli espropriandi, e dall’altra dei contenziosi che gli appaltatori potranno rovesciare sulle casse pubbliche per la lungaggine strutturale dei lotti costruttivi, cioè dei cantieri a pezzi e bocconi? Come è concepibile non schifarsi per il finanziamento alla campagna del sindaco erogato dal progettista De Stavola, guardacaso autore dello studio per conto di Rfi?

Questi non sono pregiudizi. Questi sono dubbi nel merito. I consiglieri comunali di maggioranza, nel dubbio, dovrebbero pretendere quanto meno la revisione dello studio. Non accontentarsi dell’aggiunta di compensazioni che non lo cambiano di una virgola, limitandosi a chiedere il loro esaudimento nel futuro senza la certezza che verranno accolte. Esattamente come otto anni fa sull’americanizzazione del Dal Molin: sì, a patto che. Ma è un patto a senso unico, perché nessuno, né Rfi né il governo, ha sottoscritto le 20 osservazioni. E’ come se uno acconsentisse al contratto con un altro che gli deve fornire soldi per un affare, e si auto-imponesse clausole che la controparte non è detto firmerà. Sta compiendo come minimo un azzardo. Siccome in ballo c’è un’intera città e non un privato qualsiasi, chi ha la responsabilità del voto scelga in coscienza. Se ne ha ancora una.