Mose, Idv: perché Regione non è parte civile?

Sono passati quasi sette mesi dallo scoppio della inchiesta sul Mose, che ha avuto ripercussioni sul mondo della politica e dell’economia veneta seconde solo a quelle di Tangentopoli. All’indomani delle prime rivelazioni, il governatore Luca Zaia aveva promesso che avrebbe costituito la Regione parte civile nel processo al fine di «tutelare l’immagine e l’onorabilità del Veneto e dei veneti».

A chiedere conto di questa promessa i due consiglieri regionali dell’Italia dei Valori Antonino Pipitone e Gennaro Marotta, che non hanno trovato riscontri positivi nelle delibere della giunta. «Siamo ormai a metà gennaio 2015 – scrivono Pipitone e Marotta – e dall’inchiesta Mose stanno nascendo, per gemmazione, altre inchieste sul filone lavori pubblici e appalti. Intanto le situazioni di gran parte dei protagonisti sono sfociate in richieste di patteggiamento. E, delle costituzioni come parte civile della Regione Veneto, per difendere il buon nome dell’ente, per contribuire a far chiarezza e sgombrare il campo da ogni ombra, nessuna traccia».