Caso Goldin-Pigafetta, studenti: hanno ragione i prof

Nel botta e risposta mediatico attorno alla mostra vicentina “Tutankhamon, Caravaggio, Van Gogh” che vede schierati da una parte i professori del liceo classico Pigafetta, spalleggiati dal critico Philippe Daverio e dal palladianista Lionello Puppi e dall’altra il curatore della mostra, il Comune e il Preside dell’istituto appoggiati da un certo Vittorio Sgarbi, è rimasta finora in secondo piano l’opinione dei diretti interessati dalla lettera della discordia: gli alunni del liceo vicentino. Per evitare di esporre al tritacarne mediatico gli studenti attualmente in corso, abbiamo raggiunto alcuni ex-pigafettiani freschi di diploma.

Per Jacopo Roetta, «la mostra è un prodotto goldiniano in linea con quelle viste gli anni scorsi. Un format consolidato sotto il profilo del successo mediatico, che prevede un tema portante generale, o generalista, con uno sviluppo cronologico forzatamente dilatato, puntando più che altro all’effetto straniamento. Un’operazione legittima, come legittime sono le riserve dei professori del Pigafetta dal punto di vista didattico. Portare gli alunni a una mostra è come dare un libro da leggere per le vacanze. Se io dovessi scegliere se far leggere Umberto Eco o Baricco ai miei studenti, probabilmente sceglierei Eco. Se poi un alunno scegliesse di leggere anche Baricco di sua iniziativa, da professore sarei doppiamente contento. Lo stesso vale per la mostra di Goldin: non “deportare” gli studenti a vederla non significa dire “non andateci”, ma è una scelta didattica. È una mostra che poco si presta a una gita di classe, mentre è più fruibile singolarmente e privatamente.»

In sintonia il commento di un’altra ex-studentessa, Cecilia Beretta, che anche se a differenza di Jacopo non ha ancora avuto modo di vedere la nuova mostra, ricorda come «la rivendicazione dei professori è la stessa fatta ai tempi della prima mostra di Goldin. Condivido con loro l’idea dello scarso valore didattico di queste esposizioni, anche se ammetto che la presa di posizione pubblica all’inizio mi ha colpito. Forse avrei scritto la lettera in maniera diversa, motivando meglio la scelta dal punto di vista artistico, mentre per chi non conosce i professori può essere sembrata un’uscita politica, o strumentale. Non è affatto così: anche gli altri anni le classi che hanno visitato le precedenti mostre di Goldin sono state pochissime e non è mai morto nessuno. Anzi, un’ora di lezione in classe è di sicuro molto più produttiva. Una cosa che non ho tollerato all’interno del dibattito è stata la dichiarazione di Goldin, secondo il quale il numero dei visitatori legittima le sue scelte artistiche. Invece, potrebbe andarci anche l’intera popolazione italiana, ma ciò non direbbe niente sul suo valore

Insomma: un valido prodotto nazionalpopolare acchiappaturisti, da visitare spontaneamente nel tempo libero per ammirare i capolavori ospitati, ma poco o affatto adatta per un’uscita di classe. Un giudizio contrario all’omologazione e alla massificazione culturale, che da molti è stato visto, invece, come un boicottaggio fazioso. la scuola, in ogni caso, dev’essere palestra di senso critico. Cioè di discussione.