Cause terrorismo? «Islam diviso e colonialismo»

Per raccontare la vita di Domenico Buffarini non basterebbe un libro, anche se lui di libri nella sua biblioteca personale ne ha a non finire. Dalla letteratura russa a quella inglese, dai saggi ai libri di diritto o di musicologia fino ai classici greci, ogni volume è stato consumato da una erudizione associata ad una ironia a volte tagliente come un bisturi. Laziale di nascita, vicentino d’adozione, Buffarini non ha mai perso il suo accento. Negli anni Ottanta è stato presidente del Coreco, l’organo governativo che vogilava sulle Regioni. Poi è stato uno dei consiglieri comunali vicentini più in vista del Pci. E ancora per dieci anni a capo della camera del lavoro berica. Quando nel Veneto domina la leghista Manuela Dal Lago è uno dei pochi che ne critica apertamente la politica. La Manuela lo porta in tribunale ma Domenico la sconfigge. Nel frattempo, oltre ad essere un personaggio di spicco della massoneria vicentina (oggi in stato di quiescenza) diviene segretario regionale della Direl, il potente e poco conosciuto sindacato dei dirigenti pubblici dal quale muove guerra con successo all’entourage dell’allora sindaco azzurro Enrico Hüllweck, in ragione di alcune nomine dirigenziali considerate non congrue. Autore di una serie di libri etnografici sui pellerossa «sempre dalla parte dei piú deboli», Buffarini scopre l’Islam e dopo avere mutato il suo nome in Domenico Abdullah Buffarini diviene un punto di riferimento per la comunità islamica veneta proprio per la sua conoscenza approfondita del Corano e delle tematiche religiose e geopolitiche. Nella parola Islam, ricorda spesso «il dottor Buffarini», la dicitura con cui cominciano i molti riconoscimenti culturali appesi sull epareti del suo studio, si trova la radice «della parola pace. Non scordiamocelo».

Cosa è successo a Parigi? E che giudizio si puó dare sul modo in cui la notizia dei fatti di sangue francesi è stata accolta?
L’uccisione di quelle persone è un fatto terribile e gravissimo che va condannato.

Peró si parla di matrice islamica di quella azione terroristica.
Ogni buon musulmano sa che uccidere qualcuno per le sue idee in nome di Dio è inconcepibile. Non accetto però che si associno queste violenze alla comunità islamica. È come dire che le guerre, i crimini contro i popoli di cui ci siamo macchiati per secoli in Europa abbiano avuto una matrice cristiana.

Intanto  una larga parte dell’opinione pubblica europea ha manifestato, almeno idealmente, la sua vicinanza alla redazione di “Charlie Hebdo”. Come si puó valutare tutto ciò?
Io respingo ed aborro la violenza contro quelle povere vittime. Non posso però associare il mio nome alle slogan «Je suis Charlie» perchè quella rivista ha spesso oltraggiato la sensibilità religiosa. E non solo quella musulmana. È come denigrare la musica nella sua interezza perché non ti piace un certo autore. In realtà quello slogan è stato ripreso in modo ipocrita da personaggi a caccia di un tornaconto politico. E l’ipocrisia è vista malissimo, sia da Maometto sia da Gesù.

Peró il fondamentalismo islamico c’è. Lo si puó negare? È una invenzione dei giornali?
Il fondamentalismo e il terrorismo ci sono e come. Come permangono divisioni assai aspre in molte aree in cui l’Islam è il credo prevalente. Ma uno stimolo importante di queste divisioni che scatenano violenze su violenze viene dai servizi segreti occidentali, americani in primis, i quali incoraggiano questa tensione continua in modo da poter contare su un Medio Oriente diviso e quindi più facilmente assoggettabile sul piano geo-strategico. In quella parte di mondo stiamo pagando tuttora i danni del colonialismo.

Ovvero?
L’Occidente si schiera con questo o quel dittatore, questa o quella forza emergente sperando di avere un tornaconto. Poi la creatura di turno si mette in proprio, si ribella al padrone e nascono le aberrazioni come l’Isis. Lo stesso dicasi di Gheddafi o Saddam. Faccio un esempio di interventi recenti delle potenze occidentali: Iraq, Afghanistan, Libia, Siria tanto per fare alcuni nomi. In ogni circostanza lo scenario si infiamma invece che tranquillizzarsi. L’asse tra Usa, Israele e Arabia Saudita ha provocato scompensi e disastri.

Quali?
Il primo è la sperequazione tra Occidente e Medio Oriente in termini di risorse. Meccanismo che ripete anche nelle singole nazioni. Fin che ci sará un pezzo di mondo cui neghiamo pressoché tutto in un’ottica di globalizzazione, che è poi la prosecuzione del colonialismo, ci sarà sempre qualcuno che mosso dalla disperazione, dalla follia o da un cinico calcolo politico che vedrà nel terrorismo un orizzonte e non una iattura.

Con quali riflessi in Italia e nel Veneto? Ad esempio l’assessore regionale all’istruzione, Elena Donazzan del Pdl, chiede ai genitori degli alunni di fede musulmana dissociarsi dai fatti di Parigi. È una buona iniziativa?
Non commento le idiozie. Mi fa specie però l’ignoranza diffusa. Sento dire delle stupidaggini colossali sulla intolleranza dell’Islam quando basterebbe qualche libro di storia delle medie, senza scomodare il Corano, per sapere che non è così.

Per esempio?
In troppi non sanno che una visione dell’Islam cosí radicale, come quella dei sauditi per esempio, quella che confina la donna in una condizione marcatamente minoritaria, è un lascito del XX secolo. Si tratta di un percorso politico radicato, paradossalmente, nella modernitá.