Vicenza, 23 consiglieri fanno trenino

Anche se qualche consigliere comunale di maggioranza era roso dai dubbi, il voto dell’altroieri sullo studio di fattibilità della fermata “Tav” a Vicenza è stata una passeggiata di salute. Per l’autorità del sindaco-dominus Achille Variati, s’intende. Lui, il progettista (e suo finanziatore elettorale) Gianmaria De Stavola, le categorie economiche che premono all’unisono, il ministro ciellino Maurizio Lupi e le imprese appaltatrici senza gara (qui i nomi) hanno vinto il primo round: il capoluogo berico ha detto sì.

Finale scontato? Sì, grazie all’escamotage delle 20 osservazioni allegate dal centrosinistra, che ha convinto la truppa del Pd, civica Variati, Udc e fiancheggiatori esterni Ncd, a benedire un progetto che entro il 15 maggio dovrà essere reso definitivo. Nella speranza – sottolineato: speranza – che quella ventina di compensazioni sia recepita, a cominciare dall’alternativa al traforo di Monte Berico che minaccia Villa Valmarana ai Nani. L’amministrazione giura di correre volentieri il rischio, nel caso ciò non avvenisse, di perderci la faccia e la credibilità politica. Ammissione implicita di quel che scrivevamo l’altro ieri: approvare un piano aggiungendovi condizioni unilaterali, che nessun tecnico Rfi ha sottoscritto, è un azzardo a carte scoperte. Tanto più che l’impegno del governo Renzi sui fondi è tutto fuorché una certezza. A questo proposito il capogruppo Pd in Sala Bernarda, Giacomo Possamai, ha riassunto come meglio non si potrebbe la filosofia di maggioranza: bisogna avere fede in san Renzi e in monsignor Lupi. «I fondi non spetta a noi trovarli, quello che spetta a noi è dare l’ok, trovare il modo migliore con cui quest’opera possa passare», ha devotamente spiegato. E ha concluso recitando l’atto di fede: «Mi auguro e credo che se un governo si prende un impegno, quei soldi ci siano. Quel che non possiamo accettare è che i soldi ci siano per alcune cose e non altre, e mi riferisco alle opere connesse». Preghiamo, fratelli.

Gli infedeli a viso aperto, per così dire, sono stati solo 2: Valentina Dovigo di Sel e Liliana Zaltron del M5S, le uniche ad aver animato un po’, ma giusto un po’, il dibattito consiliare ch’era zombie imbottiti di valium, a cui faceva da contraltare una Piazza dei Signori desolantemente a corto di contestatori. 4 i consiglieri non partecipanti alla votazione perché contrari a questo progetto (ma non al raddoppio della linea in sé, che praticamente non è osteggiata da nessuno salvo i grillini e neppure da loro, dato che la parlamentare Anna Sperotto ha proposto a Lupi di considerare altre ipotesi – con buona pace di chi ciancia di “opposizione ideologica”): Manuela Dal Lago (che da presidente leghista della Provincia, nei primi 2000, caldeggiava il passaggio a sud dei Berici così da far decollare il Cis: storia vecchia, ormai), Claudio Cicero (che rifiuta la legittimità di uno studio redatto da chi deve costruire, e favorevole a mantenere la stazione attuale), il forzista Michele Dalla Negra, il pentastellato Daniele Ferrarin (l’unico a non essere fisicamente presente in sala). Astenuti Francesco Rucco e Gioia Baggio (centrodestra, hanno specificato che la loro è astensione benevola), la leghista Sabrina Bastianello (la Lega Nord ha bacchettato persino il suo sindaco a Montecchio, Milena Cecchetto, per aver criticato la spavalderia vicenzacentrica di Variati: non sia mai passare per No Tav, per carità divina), il forzista Roberto Cattaneo.

Gli altri 23, dal presidente-sfinge del consiglio comunale Federico Formisano (che dovrebbe lasciare che i cittadini possano applaudire di tanto in tanto, mica siamo in caserma) in giù fino all’ingoiarospi Valter Bettiato Fava, passando per la schiera di peones schiaccia-bottoni di Pd e lista Variati, per finire coi due alfaniani Lucio Zoppello e Dino Nani (favorevolissimi e anzi propositivi ed emendanti per dovere di partito, essendo Lupi dell’Ncd), è stato un corale e soldatesco ja! al plebiscito sulla Grande Opera con cui l’Achillone vuole passare alla Storia. Vicenza è quella di sempre: pochi criticano nell’indifferenza dei molti che subiscono, e pochissimi decidono. Anche quando, come questa volta, le critiche erano costruttive e puntavano a mettere in atto uno strumento che lo stesso sindaco ha voluto inserire – ma non rendere operativo con apposito regolamento – nella carta fondamentale del Comune: il referendum. Che tuttavia, se non andiamo errati, non è detto possa valere, perché quei geniacci malefici che l’hanno scritto, lo hanno vietato su «situazioni concrete, relative a soggetti determinati, aventi natura patrimoniale». E sul cosiddetto “Tav” c’è, apertissima, la questione degli espropri ai privati. Non c’è niente da fare: quando ci sono di mezzo fiumi di denaro, la democrazia si rivela la parola vuota che é.

 

Le pagelle semi-serie ai consiglieri

Nelle didascalie delle foto, le pagelle di ciascun consigliere comunale. Visto che sui banchi hanno ostentato la scritta “Je suis Charlie Hebdo”, non avranno nessun problema a farsi prendere in giro…

Favorevoli

  • Bianca Ambrosini
    Voto: non classificata. L'inutilità del giovanilismo
  • Lorella Baccarin
    Voto: non classificata. Genere: femminile
  • Valter Bettiato Fava
    Voto: 3. Contrario col cuore, favorevole col cuneo (ferroviario)
  • Eugenio Capitanio
    Voto: 2. Sarebbe capo commissione Territorio. Sarebbe
  • Raffaele Colombara
    Voto: 5. Sempre allineato e coperto
  • Everardo Dal Maso
    Voto: 5. Mai sentito dirgli un no. Neanche ai vestiti "muccati"
  • Stefano Dal Pra Caputo
    Voto: 4. Ha capito che si parlava di treni
  • Federico Formisano
    Voto: 5. Non ha proprio più l'Alifuoco che gli brucia dentro
  • Gianpaolo Giacon
    Voto: non pervenuto. Si chiama Gianpaolo con la "n", comunque
  • Daniele Guarda
    Voto: 5. Quando la sua opposizione interna serve, non si oppone
  • Alessandra Marobin
    Voto: non pervenuta. Ha lo stesso nome della Moretti, però
  • Benedetta Miniutti
    Voto: non pervenuta. Il radar non emette segnali
  • Dino Nani
    Voto: 5 e 1/2. Trasversale come un ipermercato Unicomm il sabato pomeriggio
  • Giancarlo Pesce
    Voto: 4. E' proprio così come lo disegnano
  • Giacomo Possamai
    Voto: 3. Solo Variati lo batte (vedi: Variati)
  • Sandro Pupillo
    Voto: 2. La sua testa ha un pavloviano tic nell'annuire
  • Lorenza Rizzini
    Voto: non pervenuta. Chi é?
  • Fioravante Rossi
    Voto: 3. Solo un ex-Forza Italia poteva proporre di chiamare Cantone
  • Tommaso Ruggeri
    Voto: 5. Non più assessore, non più fra noi
  • Ennio Tosetto
    Voto: 5. Ecco com'è finito il socialismo
  • Renato Vivian
    Voto: 5. Immobile e inossidabile (come l'acciaio Valbruna)
  • Lucio Zoppello
    Voto: 5 e 1/2. Il De Stavola di centrodestra

Contrari

  • Valentina Dovigo
    Voto: 7. La forza timida della ragione
  • Liliana Zaltron
    Voto: 7 e 1/2. Ha tirato fuori quel po' di Grillo che c'è in lei

Astenuti

  • Gioia Baggio
    Voto: 6--. Segni particolari: è seduta accanto a Rucco
  • Sabrina Bastianello
    Voto: 5 e 1/2. Esiste ancora la Lega a Vicenza?
  • Roberto Cattaneo
  • Francesco Rucco
    Voto: 6--. Astenersi benevolmente? Coitus interruptus

Non presenti

  • Claudio Cicero
    Voto: 6 e 1/2. Ego smisurato, ma per una volta utile
  • Manuela Dal Lago
    Voto: 6. Il treno è passato
  • Michele Dalla Negra
  • Daniele Ferrarin
    Voto: 7. Meno assenze, più assenzio