Expo Veneto, il “brand” c’é. I numeri non ancora

Expo 2015, quali saranno le ricadute effettive sul Veneto in termini di occupazione? Al momento istituzioni e sindacati non forniscono alcun dettaglio, anche se la politica e la classe dirigente regionale da tempo hanno deciso di puntare sul ritorno d’immagine e turistico («qualificato e intelligente») piuttosto che sulla ricaduta vera e propria in termini di posti di lavoro. Per vero la tendenza si era delineata nettamente già nel nell’ottobre 2013 quando Laura Fincato, allora portavoce del comitato «Venezia Expo 2015», ai microfoni di Italia 7 Gold si era già espressa chiaramente nei suddetti termini. Detto papale papale: “non ci interessano altri visitatori perché Venezia trabocca, meglio che nella nostra regione arrivi un turismo d’elite”.

Questa filosofia si è poi ampliata nel tempo attorno alla piattaforma expoveneto.it, un portale nato sotto l’egida della Regione ma con capitali privati, tradotto in ventisei lingue nato sotto la spinta di Luigi Brugnaro, ex presidente degli industriali veneziani, il quale oggi è a capo del comitato Expo Veneto, incubatore concettuale della piattaforma. L’idea di base di Brugnaro e della sua compagine composta da Camere di commercio, aziende, sindacati, enti locali, è quella di usare l‘Expo milanese come traino (il termine usato dagli anglosassoni è driver) per le imprese e il territorio veneto, mettendo a punto una sorta di super agenda telematica, «un planner», che collochi con precisione nello spazio e nel tempo una serie di iniziative espositive tali da trasformare il Veneto una sorta di showroom per eventi di varia natura. Obbiettivo: intercettare almeno una parte dei 20 milioni di fruitori previsti in entrata o in uscita dalla kermesse vera e propria, che è quella lombarda.

E tant’è che Alvise Sperandio, uno dei responsabili della comunicazione del portale, snocciola numeri di tutto rispetto: 852 aziende iscritte, 138 eventi già pubblicati, 16.600 accessi unici di utenti con una media di 450 al giorno, il 56% dei quali è riferibile a persone straniere. Gli accessi al portale sono oltre 22 mila, 86 mila le pagine viste; 3,6 la media pagine per visita, tre minuti di permanenza a visita; i fan su Facebook sono 2.930 e 410 sono i follower su Twitter. Di più, dando una sbirciatina al portale si può notare che, anche in ossequio ad un Expo dedicato alla terra e al cibo, tra gli eventi più gettonati ci sono quelli dedicati alla enogastronomia, un settore tradizionalmente forte in quella che fu la Serenissima. Meno brillante invece è la performance su Youtube, giacché il video di presentazione del portale in italiano al 15 gennaio è stato visualizzato solo 629 volte mentre la sua versione inglese, quella che dovrebbe godere del massimo della esposizione ha toccato, sempre al 15 gennaio, appena le 146 visualizzazioni.

In questa cornice va ricordato che proprio su Expoveneto.it compare il saluto del governatore regionale, il leghista Luca Zaia, che spiega la necessità di «allestire una vetrina, reale e virtuale, in grado di mostrare compiutamente al mondo l’essenza del Veneto nella sua interezza, quella, cioè, di un territorio abitato da una comunità che continua a lavorare per integrare e mettere a sistema le straordinarie e diverse ricchezze di cui dispone: le sue produzioni, certamente, ma anche l’arte, la cultura, la storia, il paesaggio, l’ospitalità intesa nel senso più vasto». Ancora una volta viene richiamato il concetto del «brand» veneto, ma mancano dati e riferimenti precisi e misurabili in merito ad un eventuale ritorno economico. Interpellata in tal senso l’assessore regionale competente, Isi Coppola del Pdl, suo il referato allo sviluppo, ha preferito non fornire alcuna indicazione.

E’ singolare notare che fino a quando Vvox non ha posto la questione in termini di riflessi occupazionali, non sono stati pubblicati dagli enti competenti, regione e Unioncamere in primis, dati aggregati specifici. Va detto che Unioncamere Veneto, sollecitata da chi scrive, fa sapere che presto renderà disponibili alcune tavole con cifre e statistiche di riferimento. Lo stesso si appresta a fare Cgil-Fillea Veneto, sempre su nostro stimolo.

Non si tratta di una questione da poco. Quando una decina d’anni fa Milano vinse la gara per l’Expò gli studi a sostegno della ricaduta economica si moltiplicarono. Si parla di un avvenimento che costerà ai cittadini italiani, incluse le infrastrutture a supporto, una cosa come una decina di miliardi di euro. Per questo il rapporto costi benefici rimane all’ordine del giorno. Alla fine degli anni Duemila l’università Bocconi pubblicò un ponderoso dossier che evidenziava un riverbero positivo traducibile in 308.000 nuovi occupati: all’epoca si parlò con meraviglia di cifra impressionate. Poi le stime andarono via via scemando fino all’impietosa cifra di 3.400 addetti rivelata dal Fatto Quotidiano del 6 dicembre scorso: il tutto al netto degli scandali che hanno coinvolto l’esibizione nonché diverse imprese venete. Ad ogni buon conto il Veneto è il Veneto e la Lombardia è la Lombardia, ma quando Zaia pubblicamente cuce addosso alla sua regione un ruolo da protagonista in ambito Expo non ci si può dimenticare di fare la tara agli investimenti pagati dai contribuenti. Questo almeno è il punto di vista di molte delle associazioni che da anni nutrono seri dubbi  sulla kermesse milanese.

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