1937, quando l’Expo francese mangiava italiano

Ormai ci siamo. Poche settimane ci separano dall’inizio dell’Expo, che aprirà i battenti il prossimo primo maggio e che sarà interamente dedicato al cibo e alle sue innumerevoli declinazioni. Un’esposizione universale, aperta al mondo, con l’Italia al centro.

“L’Italie vous attend”, scriveva Luigi Carnacina, uno dei più grandi cuochi e gastronomi che il nostro Paese abbia mai conosciuto, ricordando la sua esperienza da direttore del ristorante del Padiglione Italia all’Esposizione Universale di Parigi nel 1937. Si fecero meraviglie, raccontava nel dopoguerra il grande gastronomo, in quello scorcio degli anni ’30 tutto parigino. Si investirono ingenti risorse, si allestirono sale superbe, si celebrò l’italianità in cucina in un’Europa che correva sempre più veloce.
Un’ Europa delle nazioni e non ancora degli Stati, dove faceva scalpore la modernissima cucina a vista che proprio Carnacina aveva chiesto di predisporre: un gusto per la teatralità culinaria che si palesava ai commensali fin sulla porta del locale, con una serie di hostess i cui abiti tipici regionali erano cuciti dai costumisti della Scala di Milano.

Lo “show cooking” ante litteram proseguiva nell’attiguo ufficio ricette, dove i clienti potevano recarsi per farsi dare i consigli per la preparazione dei piatti che più avevano apprezzato nel corso del pasto.
Era ovvio che noi italiani, nella gastronomia, eravamo i primi. Bastava dare un occhio alle code che si formavano fuori dal ristorante e ai clienti rimandati a casa a pancia vuota: i cibi della Penisola, gustosi, veraci, schietti, venivano apprezzati oltre ogni possibile previsione.

E adesso che, quasi ottant’anni dopo, è proprio l’Italia ad ospitare un’esposizione globale, la cucina italiana e le nostre eccezionali materie prime tornano sotto i riflettori del mondo. Come nel ’37, meglio del ’37.

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