Alta Voracità, il dovere di essere cattivi

Scusate se scrivo in prima persona: è poco giornalistico, ma a quasi cinquant’anni mi concedo la licenza. Perché è la volta che io prenda finalmente una decisione drastica: si chiama comportarsi da cittadino vero. Una decisione da prendere affrontando gli inevitabili errori che queste scelte comportano: fosse anche una bella denuncia, fosse anche finire in prigione. Visto che oggi i grandi ladri e i grandi criminali non ci finiscono più, a qualcuno deve pur toccare. Comunque la cosa mi appare meno tragica che a vent’anni: la galera potrebbe essere l’occasione per scrivere un bel libro senza troppe distrazioni.

Ho letto le novità vicentine dell’alta velocità: nuove stazioni, tunnel, interramenti e rivoluzioni. Avrei voluto leggerle senza troppi preconcetti ma mi è impossibile. Anzi, è proprio questo il problema: ho il diritto e il dovere (abbiamo tutti il diritto e il dovere) di avere non uno ma cento preconcetti. E di darci da fare per dire no a questa farsa. Un diritto e un dovere pubblico e sociale, oltre che intimo e personale.

Non serve nemmeno entrare nel merito della questione. Non serve fare l’elenco dei possibili danni alla città, della presunta in-utilità della fermata vicentina (ma possiamo dimostrarla in trenta righe: è facilissimo) e dell’orrore di un progetto che pare fare l’impossibile per costare tantissimo, impoverire tutti e arricchire i soliti pochissimi. Su tutti questi dubbi solo un perfetto imbecille può fingere che sia tutto sotto controllo. E solo dei poveri di spirito possono dipingere la novità come “un futuro radioso per la città, nuovi parchi, nuovi spazi, il recupero di una zona bellissima” eccetera eccetera. Li leggo e li ascolto chiedendomi: ma si rendono conto di quel che dicono? Ma hanno mai visto un solo esempio in Italia, uno solo, in cui le cose siano andate davvero così?

Eppure ragionare su questo non serve. Per dire no a questa formidabile sciocchezza dell’alta velocità che scava tunnel, interra fiumi e sposta stazioni, basterebbe fermarsi un attimo e riflettere. Pensare a chi siamo e a cosa sta succedendo, in questi anni, intorno a noi. Guardarsi attorno e vedere cos’è successo: dovunque ti giri hai una storia criminale. A sud est, cinquanta chilometri da qui, vedi il Mose, dove a quanto pare non solo hanno rubato più dell’impossibile, ma addirittura hanno progettato e costruito qualcosa che serviva solo a rubare più dell’impossibile. E non ci sono innocenti: nemmeno uno, tra tutti quelli che hanno voluto il progetto (l’ex destra, l’ex sinistra, chiamatela come volete).

Oppure stiamo più vicini, guardiamo a sud e a ovest, sotto le nostre autostrade. A due passi da casa, scopriamo che hanno costruito il fondo stradale con materiali velenosi: abbiamo pagato cifre spropositate perché ci nascondessero l’orrore sotto le ruote. E chi controllava? Sempre loro, l’ex destra, l’ex sinistra, l’ex Lega della “difesa del territorio”. Colpevoli? Nessuno, ovviamente. Giratevi a nord, a est, giratevi ovunque e non vedete altro: finte grandi opere rivelatesi vere vergogne, furti, delitti sulla nostra terra e nella nostra terra.

E nonostante tutto questo, nonostante tutto questo orrore alla luce del sole, basta l’idea di un nuovo progetto che arriva dall’alto e nemmeno ci si prende la briga di usare la testa, di ragionare, di mettere le mani avanti. Sìiiiii, vogliamo anche noi l’alta velocità con fermata cittadina! Ma per andare dove? Ve lo siete chiesti? E soprattutto, è possibile che abbiate questa totale fiducia? È possibile che dopo decine di furti, inganni e raggiri tutto questo vi appaia fattibile, solare onesto, perfetto? A tutti voi, dal grande politico rassicurante al piccolo consigliere comunale entusiasta, chiedo: siete così sicuri che dietro a tutto questo non ci sia la solita, furiosa, impietosa logica che sta dietro al Mose, alle tangenziali, ai centri commerciali, alle autostrade malate, a Roma capitale e a tutti gli orrori che perfino voi stessi – ad alta e a bassa voce – ogni giorno riconoscete?

Permettetemi un paragone sportivo: col calcio ci si capisce sempre al volo. Nel 1984, dopo la tragedia dell’Heysel, le squadre di calcio inglesi restarono fuori dalle coppe per sei anni. Tutte, anche quelle che non c’entravano niente. Eppure nessun presidente inglese urlò allo scandalo, sebbene di sterline ne persero, a valanghe). Capirono invece, com’era giusto fare, che cambiare era doveroso: si misero al lavoro e nel giro di qualche anno il calcio inglese divenne quel che è oggi: uno dei più belli al mondo. Via i criminali, pene severissime, stadi sempre pieni, una nuova vita.

È così difficile ragionare allo stesso modo in un Paese, il nostro, che vive una situazione molto peggiore di questa appena descritta? Per cinque anni non dovrebbe arrivare nemmeno una proposta che abbia a che fare con le grandi opere. Non perché non servono: semplicemente perché prima bisogna fare piazza pulita dei ladri, dei criminali, di chi ci racconta bugie da anni, di chi ci deruba decidendo sopra le nostre teste. Prima dobbiamo rimettere in sesto le autostrade violentate, recuperare i soldi di chi ha rubato, mettere ai posti di comando – politici, sociali, economici – chi è stato sempre fuori da questi giri criminali. E poi, solo poi, torniamo pure a fantasticare di stazioni spaziali e di raggiungere Milano in un’ora invece che in un’ora e tre quarti.

Lo sapete benissimo anche voi: non esiste una sola possibilità, non una su cento, che questo faraonico progetto possa partire in modo onesto, razionale e utile per le nostre città, le nostre vite, il nostro futuro. Se lo pensate davvero, siete dei totali illusi. Ma essere dei totali illusi, oggi, equivale e essere stupidi e complici dei criminali.

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