«Insultato sui social da sconosciuta, ora la querelo»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore, che denuncia le offese ricevute sui social network per aver difeso Emra, il giovane italo-albanese recluso per qualche giorno nel Cie di Bari senza giusta causa. Riportiamo la lettera nella sua interezza.

———-

Il giorno 28 novembre 2014 sono stato vittima di pregiudizi e di messaggi che incitavano all’odio e alla violenza. Lo spiacevole episodio è accaduto perché ho difeso in Facebook il ragazzo ingiustamente rinchiuso presso il Cie di Bari. Infatti, dopo la comparsa nel social network della notizia riguardante il caso del giovane prima citato, una donna ha pubblicato un commento aggressivo in cui lo definiva “psicopatico, fuori dai coglioni merda”. Quindi, data l’offesa, l’ho invitata a riflettere. Purtroppo, lei ha replicato isultandomi con frasi ingiuriose e diffamatorie quali “Sei un imbecille! Fatti i cazzi tuoi, gay di merda!”.

Troppo spesso la comunicazione per mezzo dei social network è luogo di violenza e di diffamazione. Data la possibilità di nascondersi dietro un mezzo informatico e, quindi, un nickname e profili falsi, sembra lecito agli utenti scrivere liberamente ciò che nella realtà sarebbe sanzionato. E’ la consapevolezza del mancato controllo in Internet a favorire questo fenomeno: ciò che non è consentito nel mondo esterno diventa possibile in quello virtuale amplificando sentimenti di odio verso gli altri.

Mercoledì  21 ho sporto querela contro la donna  per tutelare me stesso, chiedendone una condanna esemplare, dopo queste frasi ingiuriose e diffamatorie, Inoltre, con questo gesto mi auguro di lanciare un forte messaggio a coloro che abusano di questi strumenti senza rispettare il prossimo. Nei prossimi giorni verrano sporte altre querele nei confronti della signora che ingiustamente a offeso sia la scrivente, che il ragazzo protagonista dell’articolo apparso in rete. Tale azione legale, vuole esser fatta affinché i soggetti sia pesantemente condannati, per le gravi affermazioni nei confronti di una persona con problemi di salute, e per voler deridere una minoranza di una società.

Cordialmente,
Denis Mazzon